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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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e c n 


m i i a n o 


7 settembre 1992 


C’E’ UN’OPPOSIZIONE 
CHE HA VISTO GIUSTO 

C’e’ un’opposizione nata e cresciuta fuori dai pagamento 
deiia Repubbiica, nei quartieri, nelle scuoie e sui posti di 
lavoro, fuori dalle linee di ogni partito, secondo il segno 
dell’autogestione e dell’autorganizzazione. 

E’ UN’OPPOSIZIONE CHE HA VISTO GIUSTO! 

C’e’ una destra sociale che in questi anni ha attaccato le realta’ 
sociali quanto i lavoratori, il diritto alla casa come quello alla 
salute, le fabbriche come i centri sociali. 

Sabato 12 settembre i Centri Sociali sono a Roma in uno 
spezzone di corteo antagonista per io sciopero generale e 
la trasformazione radicale delie nostre condizioni di vita. 


I pullman partiranno venerdì 11 settembre alle ore 24 dal Centro Sociale Leoncavallo 



CENTRO SOCIALE LEONCAVALL 


Ascolta Radio Onda Diretta - Fm 105.600 (Telefono 0337 328455) 

Sctk>saM»É Corta Ocmnl»Postah ri 22311203 kÉaateioé'Aaaooh^ionadahmmima dal LMineia/eBo pari certi axJatmjtogasStf 




ecn mi/ano 7 settembre 1992 


INDICE DEI CONTENUTI 


1 

MI20905.ZIP 

( 05 / 09 / 92 ) 

MI LK Coll, antif.: Su Rostock e nuova destra 


NEWS 


2 

FI20830.TXT 

( 31 / 03 / 92 ) 

Processo al Campeggio Antinucleare del Brasimene 

3 

APSCMOB.TXT 

( 31 / 08 / 92 ) 

Dal Veneto invito alla discussione su scala mobile 

4 

CONSELVE.DOC 

( 02 / 09 / 92 ) 

Contro la Lega nella Bassa Padovana 

5 

RM20902.ASC 

( 02 / 09 / 92 ) 

Com. Stampa Assoc, Senza Confine su espulso 

6 

RM20902A.ASC 

( 02 / 09 / 92 ) 

Com. dalla Sardegna su ultime notizie 

7 

RM20903.ASC 

( 04 / 09 / 92 ) 

Aggressioni razziste 

8 

RM20904.ASC 

( 04 / 09 / 92 ) 

Ancora aggressioni razziste sul litorale romano 


PRESENTAZIONE 

9 

LONDONOT.ZIP 

( 05 / 09 / 92 ) 

Uscita rivista autonoma londinese 


DIBATTITO 


10 

ELLAGURU.ZIP 

( 31 / 08 / 92 ) 

Killing Technology (boecnrb) 

11 

R1SPARB.DOC 

( 02 / 09 / 92 ) 

Note su Killing Technology (polemica) 

12 

2RISPASS.DOC 

( 04 / 09 / 92 ) 

Controreplica su risparb 

13 

METICCIA.ZIP 

( 05 / 09 / 92 ) 

Nomadismo per il comuniSmo... 


1 


ecn milano 7 settembre 1992 







1 Rie : MÌ20905.ZIP 


A proposito di rostock e nuova destra 

La situazione dell'estrema destra, con gli ultimi fatti 
accaduti in Germania, ha trovato ampio spazio po- 
litico anche in italia tramite l'informazione dei 
mass-media. Ciò' che inizialmente ha destato 
l'attenzione dei giornali di regime e non solo, e' 
stato il raduno programmato a Fregene da 
Movimento Politico, nota organizzazione di 
estrema destra, che avrebbe dovuto contare sulla 
presenza di attivisti nazisti provenienti da diverse 
citta': Vicenza con Veneto Front Skinhead, Milano 
con Azione Skinhead, dalla Sardegna, Base 
Autonoma, per citarne solo alcuni. Il raduno e' 
stato successivamente vietato dalla questura di 
Roma per salvaguardare "l'incolumità' dei cittadini" 
ed anche in risposta alle proteste della comunità' 
ebraica e di organizzazioni antifasciste e antirazzi- 
ste. Le organizzazioni di cui sopra si e' parlato, in 
particolare Movimento Politico, hanno trovato am- 
pio spazio in una intervista anche sul Manifesto, 
giornale che si spaccia comunista ma che in questi 
anni ha concesso sempre meno spazi a qualunque 
realta' veramente comunista rivoluzionaria. 
Maurizio Boccacci, l'intervisato, ha quindi potuto 
liberamente esprimersi sulla teoria e la pratica dei 
neonazisti italiani, senza trovare nessun commento 
da parte di chi ha scritto l'articolo, trasformando 
cosi' l'intervista in pura propaganda nazista. Ciò' 
che possiamo trarre da questi articoli e' solo il 
chiarimento delle posizioni dei vari gruppi. 
Innegabile e' la subordinazione che questi hanno 
verso Movimento Politico il quale impone la linea e 
la pratica. Chiari, anche se negati da Boccacci, i 
collegamenti ideologici e materiali con personaggi 
quali Preda e Delle Chiaie e con autorevoli finan- 
ziatori di qualsivoglia loro iniziativa. Esempio sono i 
cento milioni spesi per organizzare un raduno in- 
ternazionale di tre giorni che si sarebbe dovuto 
tenere ai Castelli romani, successivamente proibito 
dalle autorità'. 

Importante e' sottolineare come i collegamenti con 
organizzazioni quali Fronte Nazionale di Preda e 
Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie, di cui 
Boccacci era prima attivo militante, siano chiari 
soprattutto dal punto di vista ideologico. Il discorso 
suH'autodeterminazione dei popoli e la loro risposta 
all'accusa di essere razzisti, che si concretizza con 
raffermare di non essere razzisti, ma contro lo 
sfruttamento economico e politico del sistema ca- 
pitalista occidentale verso gli immigrati, si rifa' a 
quella che era la teoria dei gruppi della destra sto- 
rica. Anche se le forme con cui si esprimono questi 


topi di fogna non lasciano chiaramente intravedere 
l'origine puramente nazista del loro fare, la quoti- 
diana pratica, ì pestaggi verso compagni ed immi- 
grati di colore, ne sono una conferma. Il discorso 
della nuova destra e' basato principalmente sul re- 
visionismo storico, ossia la negazione dell' olo- 
causto, che questi nazisti cercano di confutare a 
livello di studio e successivamente con propa- 
ganda, attraverso documenti e durante i cortei che 
negli ultimi tempi si sono moltiplicati senza troppi 
intralci da parte delle questure. Questi individui 
fanno comodo, troppo comodo, per chi non sa piu' 
come reagire alla sempre pressante recessione 
economica che fa affiorare tutte le grosse con- 
traddizioni insite nel sistema. Una spinta conser- 
vatrice, per contrastare questa emergenza ormai 
radicata in tutto il mondo capitalista, e' data per 
esempio dalla convention repubblicana negli 
U.S.A. dove di fianco a Bush, uno dei reazionari 
per eccellenza, si fa parlare un leader della destra 
radicale americana disposto solo a dare un duro 
monito a chiunque chieda una risposta alla crisi a 
favore del popolo con conseguente abbassamento 
delie tasse, assistenza sanitaria, ormai monopo- 
lizzata dai privati. La risposta immediata e' invece 
quella dell'ennesima azione imperialista con la non 
ancora dichiarata, ma iniziata a tutti gli effetti, oc- 
cupazione dei territori meridionali dell'lrak, questa 
volta addiritura con l'egida dell'Onu. E' in questo 
contesto,di sfruttamento, di oppressione, di soffo- 
camento di qualunque ideale di liberta' per cui tutte 
queste contraddizioni sfociano nell' esigenza po- 
polare di vivere nella cosidetta pace sociale, quindi 
una minaccia sono ad esempio gli immigrati, pre- 
sunti ladri del lavoro che invece vengono sfruttati e 
spesso uccisi da quel circuito economico-politico 
parastatale che sorregge, soprattutto al sud d' 
Italia, un organizzazione del lavoro arretrata, che lo 
stato vuole per convenienza 
Da qui le spinte xenofobe degli italiani, un popolo 
che in quest' ultimo secolo si e' spinto in ogni parte 
del mondo tramite l'emigrazione.Popolo che e' op- 
presso da un regime che fino ad ora ha potuto 
ofuscare la mente di ogni individuo con un appa- 
rente, diffuso benessere, ma che con l'autunno che 
ci si trova davanti, dovrà' obbligatoriamente espri- 
mersi nella sua pura forma autoritaria e repres- 
sivaCompito nostro e' prendere coscienza, e far 
prendere coscienza, che chi e' da colpire e' lo stato 
in tutte le sue forme e in tuttt suoi apparati, e solo 
facendo affiorare e facendo capire le sue contrad- 
dizioni si potrà' combattere chiunque si anteponga, 
come i nazisti e i borghesi benpensanti, all' unico 
percorso di liberazione e futuro benessere; quello 
Comunista Rivoluzionario. 


1 




ROSTOCK 

Non ha senso accentrare la nostra attenzione 
esclusicamente sui fatti di Rostock, ciò' che e' av- 
venuto in questi giorni non e' che ii riproposi una 
violenza nazista quotidiana che ormai da quasi due 
anni ha assunto una forma sempre crescente. La 
data del 3 ottobre 1990, giorno della unificazione 
tedesca, assume per noi un significato preciso, af- 
fronteremo piu' avanti i motivi che ci portano a dire 
questo. Manifestazioni di xenofobia e razzismo 
certamente c'erano state anche prima ma mai 
avevano assunto la gravita' e la vastita' di questi 
ultimi due anni. Sono cinque i morti che si contano 
dall'ottobre al dicembre dei '90 decine i feriti cosi' 
pure a decine gli asili e i rifugi di immigrati dati alle 
fiamme. Nel corso del'91 salgono a migliaia gli atti 
di violenza xenofobi, solo nell'ottobre se ne con- 
tano 950 e oltre 800 nel novembre e dicembre 
dello stesso anno, costellati da oscuri episodi di 
silenzio stampa dove vi si trovano come protago- 
nisti personaggi di spicco, a Zittau (Sassonia) dieci 
persone, tra cui il capo locale dei "Repubblikaner", 
assaltano un centro di vacanza in cui sono ospitati 
dei bambini di Cernobyl. La polizia non interviene e 
la magistratura apre un'inchiesta solo dopo le de- 
nuncio della stampa. 

Altri sono gli episodi che ricalcano ciò' che in questi 
giorni e' avvenuto a Rostock, nonostante i nostri 
mass-media li abbiano seguiti molto alla lontana 
come nel caso di maggio '91 : attentati incendiari 
quasi quotidiani contro edifici che ospitano stra- 
nieri; dopo tre giorni di assalto ininterrotto un 
ostello nel Meclemburgo deve essere evacuato 
...ancora ii 17 settembre una "caccia al vietnamita" 
apre una settimana di fuoco a Hoyerswerda 
(Sassonia). Un ostello per profughi viene stretto 
d'assedio per giorni e giorni e alla fine evacuato. 
La polizia "non riesce a proteggere l'edificio, che 
viene distrutto sotto gli occhi di migliaia di "curiosi" 
che applaudono. 

Arriviamo ai fatti di Rostock, la notte di sabato 22 
agosto gruppi di nazi-skins e neonazisti danno 
l'assalto all'ostello di Uchtenhagen. Lunedi' 24 
vengono evacuati dalla polizia gli abitanti 
dell'ostello, scontri tra polizia e manifestanti si 
susseguono nelle notti successive. Ci interessa 
poco entrare nello specifico delle dinamiche, se 
non per rivelare un livello della partecipazione 
all'azione dei neonazisti sicuramente non indiffe- 
rente, considerando oltretutto la compiacenza degli 
abitanti stessi del quartiere. 

Poniamo invece la nostra attenzione alle decine di 
manifestazioni antifasciste che si sono tenute nel 
corso di queste settimane, manifestazioni che 
nonostante la stampa, sia locale che internazio- 


nale, non ne abbia citato, se non sporadicamente, 
hanno testimoniato la volontà' di compagni antifa- 
scisti di fare proprie le parole d'ordine contro ogni 
forma di nazzismo, e denunciando agli apparati 
repressivi dello stato, complici di un potere politico 
ed economico, che soffia sul fuoco per fare 
esplodere le contraddizioni interne al sistema 
economico capitalista proponendo in seguito, 
come unice vie di uscite, svolte reazionarie di 
grossa portata. 

Bastano pochi dati per dare un'idea della dimen- 
sione socio-economica in cui si viene a trovare 
una citta' come Rostock. 

Il deficit del comune di Rostock supera i venti mi- 
liardi di marchi, cinquemila persone sono state li- 
cenziate dai loro cantieri navali -nel 1960 a 
Rostock e' stato aperto il Porto d'Oltre Mare, il 
maggiore dell'RDT. Dopo la svolta la Citta' ha 
perso il suo ruolo guida, i cantieri sono stati sman- 
tellati 0 lottano per la sopravvivenza-. 

Il 13% della popolazione e' disoccupata, la cifra 
raddoppia se si include chi lavora a orario ridotto o 
segue corsi di riqualificazione professionale. 
Uchtenhagen e' un quartiere dormitorio costruito 
nel 1974; oggi offre ai suoi 2000 abitanti due super 
market, una edicola e pochi altri negozi. Il palaz- 
zone di Uchtenhagen assaltato negli scorsi giorni 
funzionava come centro di smistamento per 1 1 .000 
stranieri provenienti da Romania, Jugoslavia e altri 
paesi dell'Est, ma disponeva soltanto di 300 posti 
letto e da mesi vi erano indirizzati centinaia di pro- 
fughi senza che nessuno si occupasse di loro. 
E'inevitabile quindi che molti di loro fossero co- 
stretti ad accamparsi all'aperto suscitando cosi' le 
ire degli abitanti dell quartiere. 

La situazione economica e sociale di Rostock e' 
comune a molte altre citta' della nuova Germania 
unificata: dopo il crollo del muro e' stato soppresso 
il 40% dei posti di lavoro (4 milioni di nuovi disoc- 
cupati), questa manovra ha causato il 14% di 
senza lavoro tra la popolazione dei 5 Lander 
dell'ex RDT e sono state smentite tutte le previsioni 
di ripresa economica dopo un calo del 55% nel 
1990 e del 30% del 1991. 

Rostock citta' modello di degradazione sia a livello 
politico economico che sociale. Si potrebbero fare 
delle analogie con le nostre periferie in stato di 
abbandono, territori dormitorio contenitori di intere 
fasce generazionali, costretti alla sopravvivenza 
spicciola o al pendolarismo che impone ritmi di vita 
snaturati per i'umanita'. 

In Germania il problema e' ben piu' complesso, 
anche se non di natura differente, parliamo di in- 
tere citta' periferiche, intere regioni se non di una 


2 



intera Nazione che si vede di colpo spogliata 
dall'illusione che l'Occidente capitalista avrebbe 
diviso con essa beni e ricchezze. 

Sfruttamento, mancanza di case, disoccupazione 
divengono l'unico elemento comune che lega in- 
tere regioni della Germania orientale con un pro- 
letariato da sempre represso e tenuto nascosto 
nella Germania occidentale. 

I disordini hanno suscitato conseguenze politiche 
di rilievo a Bonn. 

Diversi intellettuali di sinistra hanno evidenziato il 
“pericolo" di una manipolazione populistica dei fatti 
di RostocK finalizzata ad una ulteriore evoluzione 
della forma di dominio e di controllo, in termini re- 
pressivi, di intere aree del paese. Si e' creato un 
capro espiatorio, quale il problema 
dell'immigrazione, che mira alla revisione del diritto 
dì asilo politico. 

Infatti, il cancelliere Khol il 26 agosto definisce una 
"vergogna" per il paese che migiliaia di persone 
abbiano applaudito i "mascalzoni" che davano 
l'assalto ai profughi di Rostock e richiama la ne- 
cessita' di usare metodi piu' repressivi contro i vio- 
lenti, eludendo le reali contraddizioni del problema 
che sono invece di ordine politico, economico sia a 
livello nazionale, che internazionale. 
Contemporaneamente, il ministro degli interni 
Lothar Kupfer manifestava comprensione per gli 
abitanti di Rostock aggravati dalla presenza di 
troppi stranieri. 

II quotidiano popolare “Bild" rivolgeva, martedì' 25 
agosto, ai suoi oltre 5 milioni di lettori un ammoni- 
mento "se non risolviamo al piu' presto il problema 
dell'asilo e dell'immigrazione, la democrazia tor- 
nerà' ad essere in pericolo". 

E' sull' articolo 1 65 della Costituzione introdotto nel 
1949 che si vuole accentrare l'attenzione in 
Germania; esso assicura l'ingresso nel paese a 
chiunque arrivi alle frontiere proclamandosi profugo 
politico. Negli ultimi anni il flusso degli Asylanten 
(coloro che fanno richiesta di asilo politico) e' au- 
metato in modo esponenziale, da 57.000 nell'87 a 
121.000 nell'89, 220.000 nel '91, 180.000 nei primi 
sei mesi di quest'anno. 

Un primo tentativo di mettere freno a questo flusso 
si e' cocretizzato nella legge per "accelerare" 
l'esame delle domande approvato nello scorso 
giugno. La nuova legge e' basata sull' argomento 
che gran parte di coloro che chiedono asilo non 
sono in realta' "veri" rifugiati, ma persone attratte 
dalla possibilità' di vivere meglio quindi emigrati 
economici. 

All'interno della stessa coalizione di governo ci 
sono forze come la CDU che propongono da 
tempo di modificare la politica d'asilo tedesca giu- 
dicata "troppo liberale" per escludere a priori 


chiunque arrivi da paesi in cui non c'e' 
"persecuzione politica". 

La SPD che si e' finora opposta alla modifica co- 
stituzionale si dichiara ora piu' possibilista eviden- 
ziando di fatto quanto la propria politica 
d'immigrazione sia stata fino ad ora in realta' stru- 
mento di propaganda rispetto ai paesi dell'est. 
Questo ci dovrebbe far riflettere anche rispetto ai 
rapporti passati e presenti dell'Italia con l'Albania. 
Soddisfatto in parte sara' certo Schoenoueber, il 
presidente del partito di estrema destra dei repub- 
blicani, che ha attribuito al governo di Bonn tutte le 
colpe dei manifestanti di Rostock e ha dichiarato 
che gli arrestati non andrebbero puniti. 

Tornando a Rostock, mentre a giugno viene pub- 
blicato un rapporto del ministero degli interni sulla 
situazione dell'ordine pubblico in Germania, nel 
quale per la prima volta si sostiene che "l'estrema 
destra e' diventata piu' pericolosa dell'estrema si- 
nistra", il responsabile della politica verso gli stra- 
nieri di Rostock, Wolfgang Richter, accusa il mini- 
stro regionale degli interni e le autorità' della citta'; i 
piani dei neonazisti erano nnoti, lui stesso li aveva 
segnalati dopoo aver ricevuto l'informazione dai 
giornalisti della regione. La polizia locale e il servi- 
zio segreto del Land, dal canto loro sostengono di 
non aver saputo nulla; Niente ci distoglie dal pen- 
sare che la situazione a Uchtenghagen (quartiere 
dove sono avvenuti gli scontri) volutamente la si 
sia fatta degenerare alla ricerca di un inasprimento 
delle condizioni sociali e del dibattito politico in 
corso. 

Ci basti pensare che Sigfried Kordus, il capo della 
polizia locale, risulterebbe essere iscritto al partito 
dei Repubblikaners, il partito estremista di destra 
fondato dall'ex ufficiale delle SS Franz 
Schonhuber. 

Collettivo antifascista leoncavalio 
milano, 5 settembre 1 992 


3 



2 File : FI20830.TXT 


Firenze 30/08/92 

TRIBUNALE DI BOLOGNA 17 NOVEMBRE 1992 
PROCESSO ALLE LOTTE ANTINUCLEARI 

ITALIA 1986. All'indomani dell'immane disastro di 
Chernobyll il movimento antinucleare pone, con la 
forza dei blocchi alle centrali, il problema dello 
smantellamento degli impianti nucleari esistenti e 
la non entrata in funzione di quelle in costruzione. 

NUCLEARE MAI PIU'! La parola d'ordine che 
rimbomba davanti alle centrali, nei paesi limitrofi, a 
Roma e nelle altre piazze italiane. A Montalto, al 
PEC del Brasimene, a Caorso, a Trino Vercellese 
gli impianti vengono assediati dalle manifestazioni, 
dai blocchi, dai cortei e dai campeggi organizzati 
dal movimento dell'azione diretta. Movimento che 
seppe collegare la lotta e l'uso della forza con la 
nuova sensibilità' nucleare prodotta nella popola- 
zione dal rischio delia contaminazione radioattiva. 

Il 1986 e' l'anno in cui il Piano nucleare italiano 
(Enel/Enea) e' ben saldo e l'industria (Ansaldo/Fiat) 
e' protagonista di un colossale giro di commesse, 
regalie, tangenti attorno alle centrali ed ai cantieri. 

Il 1986 e' l'anno in cui il PCI, ancora unito, ribadi- 
sce al proprio Congresso nazionale la liena 
filo/nucleare ed i verdi già' spiegano che il loro 
unico interesse e' un posticino di ultima fila nelle 
istituzioni. 


1987/88 IL MOVIMENTO ANTINUCLEARE 
VINCE: STOP AL NUCLEARE CIVILE IN ITALIA 

1992 Mentre il sarcofago di Chernobyll fa tremare 
l'umanità' l'Italia e' ormai il paese delle spedizioni 
militari, entro i propri confini ed al di fuori, il paese 
dove dilagano pidduisti, lottizzati, tangentisti e 
tangentati; dove la mafia ed il narcotraffico sono 
fonte essenziale dell'azienda Italia, gli stragisti non 
vengono mai condannati; dove il governo Amato, 
d'accordo con CgilCislUil, lancia una linea di apar- 
theid economico verso i lavaoratori salariati 


I PROTAGONISTI DEL MOVIMENTO CHE HA 
UBERATO L'ITAUA DALLE CENTRAU VIENE 
POSTO SOTTO PROCESSO, IL 17 NOVEMBRE 
A BOLOGNA. 

L'episodio in questione e' un blocco dei lavori av- 
venuto il 17 luglio 1986 al PEC del Brasimene, un 


blocco selvaggiamente caricato dai carabinieri co- 
mandati dal capitano Rizzo. 

10 compagne/i di Firenze ed altre citta' italiane 
sono accusati di blocco stradale, mentre su 1 
compagno si abbatte nitidiamente la voglia di ri- 
valsa di magistratura e carabinieri con l'accusa di 
aver lesionato 14 (quattordici !) carabinieri -il me- 
desimo compagno e' stato solo recentemente 
aassolto dalla goffa accusa di aver diffamato il 
presidente dell'Enea, Colombo. 


LE LOTTE ANTINUCLEARI FANNO PARTE 
DELLA STORIA MIGLIORE DEI TEMPI RECENTI 
DI QUESTO PAESE, LE LOTTE ANTINUCLEARE 
NON SI PROCESSANO 

ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA A META' 
NOVEMBRE / PRESENZA DI MASSA AL 
PROCESSO IL 17 NOVEMBRE 

Coordìnamentonazionaleantlnucleare antimpe- 
rialista 

Centro di Comunicazione Antagonista - Firenze 


3 File : APSCMOB.TXT 


Lettera aperta ai COBAS 
....e voi cosa ne pensate? 

L’estate di fuoco che padroni, governo e sindacati 
ci hanno imposto sta liquidando le conquiste ope- 
raie e proletarie degli ultimi decenni. 

L'abolizione della scala mobile, la cancellazione 
della contrattazione articolata, la spallata definitiva 
all'equo canone, al servizio mensa ecc. sono mar- 
ciati di pari passo con le privatizzazioni e il taglio 
dei servizi sociali. Una serie di provvedimenti presi 
con il consenso di tutte (?) le parti sociali, che 
stanno portando un pesante attacco al livello di vita 
di tutti i lavoratori pubblici e privati e di tutti i prole- 
tari. 

Le motivazioni sono quelle note e pompate da 
tempo: risanare il LORO debito pubblico, ridare 
spinta ai LORO investimenti,aumentare i LORO 
livelli di profitto per poter entrare nella LORO 
Europa. 

I soggetti di queste furfanterie, perpetrate con i 
lavoratori in ferie, sono i padroni ma sono anche gli 
stessi polìtici che si stanno scannando a colpi di 
stragi maliose e dì inchieste sulle tangenti, sono 
quei sindacalisti per i quali non fa ormai alcuna 


4 





differenza fra l'essere funzionari sindacali o agenti 
governativi. 

Sono questioni queste che abbiamo più volte af- 
frontato, ma sulle quali dobbiamo tornare in termini 
concreti, superando la fase di stallo che caratte- 
rizza anche i movimenti più interni. 

Scriviamo queste poche righe per cercare di risti- 
molare una discussione sui passaggi possibili, 
sulle cose concrete su cui dobbiamo confrontarci 
fin da subito. 

Infatti, l'opera di ricostruzione di iniziative di lotta 
nei luoghi di lavoro e nel sociale, di cui dobbiamo 
essere guida, spalla, referente, presuppone la ri- 
presa di un'azione quotidiana e un'assunzione 
globale della problematica da parte di tutto il mo- 
vimento antagonista. 

Dobbiamo rafforzare il nostro lavoro negli organi- 
smi di base già esistenti, costruirne di nuovi, rom- 
pere materialmente il blocco della contrattazione 
articolata, usare tutti gli strumenti di vertenza (non 
escludendo le cause legali ) per riappropriarci dei 
soldi della contingenza. 

Dobbiamo operare per costruire uno SCIOPERO 
GENERALE AUTOORGANIZZATO che punti a 
ricostruire dei riferimenti concreti per i mille orga- 
nismi nati 0 in costruzione, per i milioni di proletari 
che oggi non trovano nel sindacato un riferimento 
minimamente affidabile. 

Per far questo, crediamo sia indispensabile misu- 
rarsi con le manovre dei vecchi e nuovi riformismi 
che cercano di vincolare il malcontento nelle gab- 
bie istituzionali. Ci riferiamo ai soliti “criticoni" delia 
CGIL che continuano a tirar acqua a quel mulino, 
alia sinistra Pidiessina che vuole usare la que- 
stione per la battaglia interna con i miglioristi e, per 
finire, a Rifondazione Comunista che con le mani- 
festazioni nazionali di partito, fatte di sabato po- 
meriggio, spera di indurre la CGIL all'indizione di 
uno sciopero generale. 

Ecco, su quest'ultimo punto ci permettiamo di fare 
una osservazione su cui invitiamo i compagni ad 
esprimersi: premesso che il nostro lavoro princi- 
pale deve essere rivolto agli organismi autoorga- 
nizzati per ricondurli ad un percorso unitario, che 
sfoci nello Sciopero Generale, pensiamo che una 
partecipazione ben caratterizzata con spezzone, 
parole d'ordine e comportamenti, alla prevista ma- 
nifestazione nazionale di Rifondazione Comunista 
del 1 2 settembre a Roma, possa rappresentare un 
grosso momento di pubblicizzazione e di forzatura 
per quello che e' il nostro obiettivo più immediato: 
lo sciopero generale autoorganizzato. 

Queste manifestazioni di Rifondazione, lo abbiamo 
visto a Milano tempo fa, attirano decine di orga- 
nismi, migliaia di lavoratori senza riferimenti ma 
con la voglia di lottare. Ma la logica para-sindacale 


di Rifondazione non offrirà loro nessuna sponda, 
cosa che invece possono fare gli organismi di 
base, il movimento antagonista nel loro complesso, 
Insomma, quello che pensiamo è che uno spez- 
zone di 2 -3-5000 compagni, lavoratori, studenti 
ecc. possa tranquillamente evitare il riassorbi- 
mento, la strumentalizzazione, e possa essere 
veicolo per la ripresa delle lotte, quelle vere e non 
quelle istituzionali. 

Se non andiamo, rischiamo probabilmente di 
"regalare" a Rifondazione quel materiale umano e 
politico che non merita di essere sacrificato ai 
giochi istituzionali. 

ATTENDIAMO RISPOSTA E CONTRIBUTI, NON 
CI RESTA MOLTO TEMPO PER DECIDERE 

/ compagni/e de! Veneto 22.8/92 


4 File : CONSELVE.DOC 


FERMIAMO LA LEGA! 

Venerdì 28-8 a Conselve (PD) durante la sagra 
paesana, tra le tante bancarelle spuntava un orri- 
pilante banchetto della Lega Nord con tanto di 
bandiere, adesivi, spinette e raccolta di firme. 

Tanto per capirci sono quelli che vogliono dividere 
l'Italia in tre repubbliche, per sfruttarci meglio, per 
un controllo sociale maggiore, per amministrare 
con più profitti i loro interessi che sono poi quelli 
dei padroncini dei laboratori di lavoro nero, di pic- 
coli e medi imprenditori nelle cui fabbriche si con- 
tinua a licenziare e ad ignorare i più elementari di- 
ritti dei lavoratori. 

Sono gli stessi che vogliono l'imbarbarimento della 
società con la pena di morte, che chiedono la re- 
pressione e l'espulsione degli immigrati provo- 
cando nella gente un senso di malessere che sfo- 
cia in vere e proprie guerre tra poveri come ne 
sono esempio i continui attacchi razzisti nei con- 
fronti di extracomunitari e nomadi. Sono quelli che 
non vogliono la “mescolanza" tra razze cercando di 
imporre una logica di divisione tra etnie e popoli 
(fatta quindi di economie forti ed economie deboli), 
una logica nazionalista che nelle forme più estreme 
sta producendo la carneficina iugoslava: popoli che 
fino a poco tempo fa convivevano negli stessi ter- 
ritori e che oggi si scannano a vicenda. 

Ma torniamo ai fatti! Da questo banchetto è uscito 
un militante leghista che ha minacciato un giovane 
antirazzista. Alla pronta risposta dei compagni e 
all'invito ad andarsene perchè non erano ben gra- 


5 




diti in quel di Conselve, questi ceffi hanno preso 
dalle macchine bastoni e mazze da baseball. 
Nonostante questo quelli della Lega hanno avuto 
la peggio. 

Dopo alcune ore ben 7 pattuglie di carabinieri cir- 
condano la "Bettola Alternativa", che in questi 
giorni raccoglie fondi per Radio Sherwood rap- 
presentando, con molteplici iniziative, un punto di 
riferimento ed aggregazione per decine e decine di 
giovani, identificandone 18 e invitando a chiudere 
con i soliti metodi intimidatori. Il giorno dopo il 
sindaco non concede il permesso per altri 6 giorni 
ma una delegazione di compagni ed avventori 
riesce a strappare la proroga. 

Dai quotidiani locali si apprendono le menzogne 
dei leghisti e la loro intenzione di svolgere una 
manifestazione nazionale a Conselve. 

SE COSI FOSSE INVITIAMO TUTTI GLI 
ANTIRAZZISTI AD UNA PRESENZA MASSICCIAI! 
Dobbiamo però tenere presente un fatto inequi- 
vocabile: che la Lega ha polarizzato sicuramente 
un voto di protesta, di insofferenza diffusa, di odio 
verso lo stato centrale anche tra molti giovani e 
strati sociali proletari. Sicuramente anche perchè 
pochi conoscono i contenuti del programma della 
lega. 

PER QUESTO E' INDISPENSABILE LA MASSIMA 
CHIAREZZA E CONTROINFORMAZIONE PER 
SMASCHERARE LA POLITICA LEGHISTA CHE 
SI SCONTRA APERTAMENTE CON LA NOSTRA 
VOGLIA DI COSTRUIRE NUOVI PERCORSI DI 
LIBERAZIONE! 

COMITATO TERRITORIALE BASSA PADOVANA 


5 File : RM20902.ASC 


Roma2/9/'92 

ECN ROMA - DA: SENZA CONFINE (Dino 
Frisulo, Eugenio Melandri) 

I - Comunicato Stampa - Sull' espulsione di 
Omar Tariq. 

Omar Tariq, cittadino giordano di 31 anni di cui 12 
trascorsi in Italia, sposato e padre di una bambina 
di pochi mesi, e' stato espulso dall' Italia lo scorso 
29 agosto con decreto del ministero dell' interno 
perche' "pericoloso per la sicurezza dello Stato". 

La stessa questura di Brescia era incredula: Omar, 
architetto e presidente di una cooperativa di immi- 
grati in questa citta', era noto come persona im- 
pegnata e civile. Centinaia di suoi compaesani 
manifestavano all'aeroporto di Fiumicino, ma inu- 
tilmente: espulsione nel giro di 12 ore; il giorno 
dopo il quotidiano il Giorno e il GR 2 nazionale 
annunciavano: "Espulso un pericoloso terrorista 
palestinese, progettava attentati contro i ministri 
Martelli e Ando'. Il Ministro dell'Interno ha smentito: 
non si trattava ne' di un terrorista, ne' di un pale- 
stinese, ma di un soggetto pericoloso per gli esuli 
iraniani, sottinteso: era al soldo del regime kho- 
meinista. 

Tutte le notizie in nostro possesso smentiscono 
anche questa ipotesi. Rimane comunque la ver- 
gogna di una legislazione che consente al governo 
di prelevare ed espellere chiunque, senza dover 
motivare e rispondere dell' espulsione. 


Il - Comunicato Stampa - Decreto Boniver 
sulle espulsioni, con 
effetto retroattivo. 

Dal primo settembre il decreto 323, (decreto 
Boniver sulle espulsioni), non esiste piu'. 

Il governo per la terza volta, come venti giorni 
prima, ha rinunciato a convertirla in legge; co- 
munque la decadenza del decreto premia la te- 
nace opposizione, che ha coinvolto un fronte am- 
plissimo di società' civile, che con questa legge 
differenziava i diritti degli italiani da quelli degli im- 
migrati. 

Ora speriamo che il governo rinunci a riproporlo 
come disegno di legge, e che questa vittoria dia 
nuova forza ad una stagione di conquiste legisla- 
tive sul terreno dei diritti di cittadinanza sociale e 
civile. 


6 




6 File : RM20902A.ASC 


Roma 2/9/ 92 

ECN ROMA - DA; CAMPEGGIO 
ANTIMILITARISTA SARDO - CAMPEGGIO DI 
LOTTA PORTO PINO TEULADA. 

(Due comunicati stampa) 


I - Comunicato Stampa - In merito articolo 
quotidiano “Nuova Sardegna". 

Rispetto all' articolo apparso sulla Nuova Sardegna 
di martedì' 1 settembre '92 nel quale si afferma che 
"anche gli antimilitaristi condannano gli attentati". 
Teniamo a precisare che il campeggio di lotta non 
ha mai espresso alcun giudizio in merito agli ultimi 
attentati che hanno interesssato l'esrcito italiano in 
Sardegna. 

I nostri obbiettivi sono sviluppare una sempre 
maggiore coscienza e mobilitazione contro i venti 
di guerra del mediterraneo ed opporsi alia politica 
di guerra economica del governo imposta con la 
militarizzazione della Sardegna. 

Quindi trasformare la giusta rabbia e la ribellione 
spontanea in lotta di massa cosciente e organiz- 
zata. 

Diamo appuntamento per il 3/9/92 al sit-in davanti 
alla Regione a Cagliari alle ore 10.30 e per il 
4/9/92 al sit-in davanti alla base di Capo Teulada 
alle ore 10.30. 


li - Comunicato Stampa - Iniziative del 
Campeggio di Lotta. 

A FORA SOS MIUTARES E SA NATO DA SA 
SARDIGNA 

Stanno trasformando la Sardegna in una immensa 
piattaforma militare in mezzo al Mediterraneo al 
servizio del “fronte sud" della NATO. Non basta- 
vano le basi militari e i poligoni per le esercitazioni> 
Ora riaprono e ampliano le carceri speciali e intere 
brigate dell'esercito stazionano nei nuorese. 

MA Si FERMANO QUI? NO! 

Noi vogliamo mettere in guardia tutti perche' la si- 
tuazione attuale e solo un momento di passaggio 
verso un piu' pesante controllo militare, unica so- 
luzione proposta dal governo italiano di fronte al 
forte attacco all'occupazione lavorativa che colpi- 
sce quanto rimane dell'apparato industriale ed 
agropastorale della Sardegna. Un governo che 


ormai affronta i reali problemi sociali solo come 
problemi di ordine pubblico. 

"Entrare in Europa" per la Sardegna significa pa- 
gare un prezzo insopportabile tutto a carico delle 
popolazioni, (disoccupazione, bassi salari, maggior 
sfruttamento, meno servizi sociali e piu' basi mili- 
tari) e la giunta regionale sta avallando tutto do' 
perche' non e' altro che espressione degli interessi 
del governo italiano e del grande capitale. Una 
Sardegna autodeterminata e' possibile solo nella 
giusta valorizzazione del territorio e delle risorse, 
nello sviluppo di attività' lavorative funzionale ai 
bisogni del popolo sardo, nella solidarietà' interna- 
zionalista con gli altri popoli oppressi e le classi 
sfruttate di tutto il mondo. Per fare questo bisogna 
capire che i lavoratori oggi hanno un comune in- 
teresse che e' quello di opporsi alla politica eco- 
nomica del governo imposta con la militarizza- 
zione. Questo interesse comune si può' realizzare 
solo attraverso la lotta, lorganizzazione diretta, la 
solidarietà' tra tutti i lavoratori. Quindi bisogna tra- 
sformare la giusta rabbia e la ribellione spontanea 
che si sta esprimendo in questi giorni in lotta di 
massa cosciente e organizzata. 

CONTRO: - la politica economica antipopo- 

lare del governo 

- l'occupazione militare 

- i preparativi di guerra mascherati 
da operazioni di polizia internazionale a danno del 
popoli del sud del mondo. 

PER: - l'autodeterminazione dei popoli 

- l'organizzazione di base dei la- 
voratori del popolo sardo 

- convertire le spese militari in 

spese sociali 

INIZIATIVE DI PROTESTA: giovedì' 3 h 10.30 
Cons. Regionale Sardo - venerdì' 4 h 10.30 base 
di Capo Teulada 

NE' UN SOLDO NE' UN SOLDATO NE' UN 
METRO QUADRATO DI TERRA PER 
LA NATO E PER LA GUERRA! 


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7 File : RM20903.ASC 


02 SETTEMBRE 1992 

Continuano le aggressioni dei "pelati" legati a 
Movimento Politico. Queste, sono state accom- 
pagnate da delle scritte comparse in tutto il quar- 
tiere, firmate appunto "Movimento Politico". Un 
ragazzo e' stato aggredito a Via dei Promontori: e' 
stato preso a calci mentre, tornando a casa, stava 
scendendo dall'autobus; ad Aciiia due assistenti 
domiciliari, mentre stavano con degli handiccapati, 
sono stati aggrediti da degli skinheads. Agli han- 
dicappati e' stato urlato che "gli assistenti domici- 
liari sono 'gente di sinistra' e che con questi non 
potevano entrare nei quartieri da loro controllati"; 
ad Ostia, infine, due polacchi sono stati aggrediti e 
violentemente malmenati. 


8 File : RM20904.ASC 


Roma 4/9/92 

COMUNICATO STAMPA 

Questa notte, intorno alla mezzanotte, due gravi 
aggressioni razziste si sono verificate a Lavinio ed 
Ostia. 

A Lavinio un gruppo di giovani ha dato l'assalto 
all'Hotel Betlemme, che ospita 140 pakistani tra- 
sferiti un anno fa dall'exPantanella, rompendo tutti i 
vetri dell'albergo a colpi di pietre e spranghe. Per 
fortuna tutti gli ospiti hanno avuto il tempo di bar- 
ricarsi airinterno; pochi giorni fa infatti, lo stesso 
sabato in cui era previsto un raduno nazionale di 
neonazisti Velletri, due pakistani sorpresi sulla via 
dell'albergo da un gruppo di neofascisti erano stati 
feriti dal lancio di pietre e mattoni, ed uno aveva 
dovuto suturare in ospedale la ferita ad una mano. 
Ad Ostia l'episodio piu' grave: una banda di neo- 
nazisti, molti con le teste pelate hanno bersagliato 
di sassi e bottiglie molotov le auto in cui dormono 
numerosi immigrati polacchi presso la pineta di 
Castelfijsano, ed hanno pestato selvaggiamente 
chi fuggiva dal fuoco. Numerosi immigrati sono ri- 
masti feriti 0 contusi, si trattava deH'ennesima ag- 
gressione (questa volta un vero tentativo di 
"Pogrom") contro i polacchi , negli ultimi mesi, da 
parte di un gruppo che si aggrega intorno al locale 
Fronte della Gioventù': gli stessi, probabilmente, 
avevano aggredito e pestato mercoledì' sera, 
sempre ad Ostia, due giovani di sinistra che lavo- 
rano in una cooperativa di assistenza agli handi- 


cappati. E' possibile che, ad Ostia, ai neonazisti 
locali si sia aggiunto un forte gruppo di naziskin 
che ieri sera erano stati segnalati uscire ubriachi, 
senza pagare e sfasciando tutto, da un ristorante 
in zona Tuscolana. Per Lunedi’ prossimo alle 
17.00, davanti alla Circoscrizione di Ostia, i sin- 
dacati confederali hanno convocato una manife- 
stazione antifascista ed antirazzista: finalmente si 
muove qualcuno che non siano solo i giovani del 
locale Centro Sociale "Spaziokamino", fatti oggetto 
di numerose aggressioni da parte dei neonazisti 
negli scorsi mesi. Oltre a Senzaconfine, e' proba- 
bile l'adesione di tutto l'associazionismo antirazzi- 
sta, delle aree di movimento, e delle associazioni 
che fanno riferimento al "Circuito antifascista", e la 
presenza in piazza ad Ostia di numerosi gruppi di 
immigrati da tutto il litorale: solo una forte risposta 
di massa può' impedire che il litorale romano di- 
venga, come molti elementi fanno presumere, il 
"laboratorio" di una crescita aggressiva della destra 
neonazista. 

ASSOa/\ZIONE SENZACONFINE 


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9 File : LONDNOT.ZIP 


LONDON NOTES - PRIMO NUMERO 
RIVISTA AUTONOMA 

LONDON NOTES 

autonomist magazine - June 1992 - pilot number 


Viene qui riportato il contenuto della rivista nelle 
sue parti già' tradotte in lingua italiana. Viene 
mantenuto l'ordine della rivista per non stravol- 
gerne il contenuto e la suddivisione degli articoli. 

La traduzione e' stata eseguita da un compagno 
del ODA di Modena, chi fosse interessato ad avere 
copia della rivista può' richiederla al ODA di 
Modena Via Gallucci 1 8 (41 1 00) tei. 059- 22401 0 

E' stata data "precedenza di traduzione" agli arti- 
coli "teorici" rispetto a quelli di "cronaca puntuale" 


- LONDON NOTES IS ABOUT.... 

- CLASS COMPOSITION AND AUTONOMY 

American rebellion 
Women against demographic control 
Migratory flows, class composition, and 
struggles 

- LONDON NOTES 

Squatting and social housing 
1 642: thè London wall 
Strategies to enforce student's work 

- INTERNATIONAL MEETINGS 

Report on Venice conference 
International camp in Palestine 
Discussing class composition in Paris 

- NOTICE BOARD 

ECN 

News from Britain 


LONDON NOTES IS ABOUT... 

LONDON... metropoli, soggettività' isolate, polizia, 
repressione, Dockiands, recinzioni di spazi, di vita, 
le noiose luci del West End, Bank, thè City, il pro- 
blema del globale sfruttamento finanziano. 

LONDON... dimostrazioni, rivolte, momenti sparsi 
di appropriazione proletaria, occupazioni, antifa- 
scismo, antirazzismo, la pratica diffusa 
deH'autoriduzione nella metropolitana. 

LONDON... la diffusione territoriale dell'antagoniso 
proletario e allo stesso tempo il bisogno di accel- 
lerare e catalizzare la circolazione di questo anta- 
gonismo attraverso le diversità' delle esperienze 
proletarie. 

NOTES... frammenti, parti, pezzi, sparsi balzi di 
pensieri sovversivi, dirigersi verso coordinazione e 
organizzazione, nella teoria e nella pratica, nelle 
condizioni materiali del nostro antagonismo, della 
nostra organizzazione. 

NOTES... note radicate nella certezza della nostra 
sovversione e nel bisogno della sua socializza- 
zione. 

NOTES... tentando di afferrare le condizioni mate- 
riali del nostro potere; condizioni ora diverse da 
prima. 

NOTES... note musicali, carnevalesca dimensione 
della Iota di classe. 


London Notes nasce essenzialmente per due ra- 
gioni. 

Prima; dal bisogno di un gruppo di compagni 
dell'area autonoma che provengono da differenti 
esperienze, per dare un senso alle condizioni della 
lotta di classe in questo periodo. 

Secondo; per contribuire ad accellerare e far cir- 
colare queste lotte attraverso la diffusione del ma- 
teriale autonomo internazionale. 

Noi vogliamo evidenziare "la condizione" della lotta 
di classe, opponendoci all'insignificante volontari- 
stico concetto di “class struggle" cosi' presente in 
molti circoli radicali in Gran Bretagna. Noi vogliamo 
evidenziare le condizioni della lotta di classe 
in"questo tempo" perche' siamo consci 
dell'Importanza delle trasformazioni economiche, 
sociali e culturali che il capitale ha messo in atto in 
reazione alla diffusione internazionale delle lotte 
degli anni'60 e '70. 


9 




Questo editoriale non e' il luogo ove si possono 
interpretare queste trasformazioni in maniera ana- 
litica. Troppo poco spazio, ne risulterebbe una 
semplicistica e dogmatica lista di fenomeni. 
Diverse interpretazioni che noi traiamo dalle pub- 
blicazioni antagoniste internazionali, si offrono 
nelle pagine di questa rivista, in questo numero e - 
speriamo - nei numeri che seguiranno. 

Per questo, per chi vuole dibattere, il dibattito e' 
aperto. 

Le Notes sono pubblicate a Londra da alcuni 
compagni coinvolti nei movimenti antagonisti di 
questa metropoli. Londra sara' quindi il punto di 
partenza della nostra riflessione sulla condizione 
della lotta di classe in questo periodo storico, ma il 
carattere framentario di queste lotte, la debolezza 
del collegaento che hanno, la circolazione sta- 
gnante della nostra sovversione e gli elementi co- 
stitutivi delle nostre relazioni sociali, sono il .pro- 
blema che tocca l'antagonismo di classe ad ogni 
livello di organizzazione territoriale e geografica del 
dispotismo del capitale. 

London Notes riguarderà' ovviamente non soltanto 
la lotta di classe a Londra. 

Nota finale per la lettura; i discrimini. 

London Notes non e' un partito, non una organiz- 
zazione con una linea ufficiale. London Notes e' 
solo una rivista con un anima politica. Se vogliamo 
definire ciò' che ci accomuna possiamo dire che e' 
questo: noi diamo importanza alla natura auto- 
noma della lotta dì classe (intrapresa e non), contro 
ogni verticistica imposizione di un programma nel 
nome della lotta di classe, e contro ogni subordi- 
nazione dei bisogni marginali di settori della 
working class. 

Speriamo possiate trovare ciò' interessante. 

"Grazie e buonanotte" 

London May-June 1992 


CLASS COMPOSmON & AUTONOMY 

- "NO JUSTICE, NO PEACE!" 

by H.Cleaver - Austin, Texas, May 1, 1992 (già' in 

ECN in lingua italiana) 


- THE LA RIOTS AND POUTICS OF 

AUTONOMY 

by Robert Borg 

Los Angeles, Maggio 1 992, $700 milioni di dan- 
neggiamenti a proprietà' e commercio. 2000 edifici 
sotto attacco. Un conto in eccesso di $12 miiìoni 
per la paga degli “straordianri” per sbirri e vigili del 
fuoco. 14000 uomini delle truppe della Guardia 
Nazionale. 4000 marines. $780 milioni di coperture 
insurrezionali. 

La caratteristica della rivolta di LA (con analogie 
con la rivolta di Watts nel 1965) e' stata la "spesa 
proletaria" - appropriazione diretta di merci fre- 
gandosene delle leggi e della repressione polizie- 
sca. 

QUESTO E' UN QUADRO IMPRESSONISTA 
DELLA POLITICA DEL'AUTONOMIA. 

La recente ondata di lotte in numerose etropoli 
americane ci da' un opportunità' di pensare a ri- 
guardo del significato di "autonomia". 

PRIMO. La rivolta di LA del 1992, come la rivolta di 
Watts nel 1 965, e' un esempio di assa di ciò' che e' 
molecolare (esempio; autoriduzioni sui mezzi di 
trasporto, occupazioni, ecc...) forme di 
APPROPRIAZIONE DIRETTA DI RICCHEZZA, 
che costituisce una rottura del ciclo del capitale. 

Lavoro, guerriglia, consumo, lavoro. 

Centinaia di persone praticano la "spesa proletaria" 
(proletarian shopping) e si appropriano 
DIRETTAMENTE delle merci per soddisfare i pro- 
pri bisogni; dalla carta da toilette agli hi-fi. 

Questo rappresenta una forma di RIFIUTO DEL 
LAVORO, perche' essi attaccano direttamente il 
monopolio che il capitale impone alle sue merci per 
indurre al lavoro. In altre parole, la spesa proletaria 
e' una risposta della working class alle 
"RECINZIONI" del capitale, il confine del capitale 
dei nostri bisogni, limiti definiti dal lavoro capitali- 
sta. 

in questo senso AUTONOMIA E' AUTONOMIA 
DELLA WORKING CLASS DAL RISPETTO AL 
CAPITALE. 

SECONDO. L'esplosione della rabbia di classe non 
può' essere preventivamente confinata, sussunta, 
controllata da nessuna organizzazione. I "capi- 


lo 



chiesa" attendono, falliranno, in questo senso 
l'autonomia si e' espressa in relazione a queste 
organizzazioni. La classe operaia delle metropoli 
americane ha imposto il suo programa nelle strade. 
In questo senso, AUTONOMIA E AUTONOMIA 
DELLA WORKING CLASS RISPETTO ALLE 
ORGANIZZAZIONI CHE VORREBBERO 
RAPPRESENTARLA. 

TERZO. La rivolta di LA e delle altre citta' ameri- 
cane offre un chiaro esempio di sviluppo della ra- 
dicalita' dell'autorganizzazione. 

La circolazione di capitale e la coordinazione del 
lavoro capitalista si scontra con la circolazione e 
coordinazione delle lotte. 

Le irritanti immagini di yuppies che camminano per 
le strade dellemetropoli occidentali con i loro tele- 
fonini portatili tutti presi dal loro parlare di affari e di 
circolazine di capitale, sono la sostituzione delle 
piu' festanti ed eccitanti scene di giovani che coor- 
dinano le operazioni nelle battaglie campali. 

Come in un reportage di un giornalista del quoti- 
diano "Guardian": "...ho visto bambini con telefonini 
portatili coordinare i movimenti delle loro gangs 
con l'arrivo della polizia, dei mezzi anti-incendio...". 
AUTONOMIA QUI E SVILUPPO DI UN MODELLO 
DI AUTORGANIZZAZIONE. 

QUARTO. Le recenti rivolte hanno mostrato la 
vulnerabilità' delia fabbrica sociale capitalistica. 
Dopo la depressione degli anni 80 ove il capitale e' 
stato in grado di erigere i suoi monumenti aimer- 
cato, le fortezze del consumismo capitalista sono 
finalmente state assaltate. 

Le vie di negozi erette nei recenti anni, simboli ed 
espressioni del potere capitalista, hanno mostrato 
la loro strategica debolezza. 

L'architettura del potere del consumismo si e' tra- 
sformata in un architettura di contro-potere e di 
riappropriazione. 

Di nuovo dal "Guardian": "Strisele di negozi con 
giganteschi parcheggi.. .troppo grandi per poter 
essere controllati dalla polizia.. .mentre controlla- 
vano la facciata, sul retro..." 

L'AUTONOMIA IN QUESTO SENSO, 
RAPPRESENTA LA ROTTURA DELLA 
FABBRICA SOCIALE E L'INVERSIONE DEGLI 
STRUMENTI DEL POTERE CAPITALISTA. 

QUINTO. La rivolta di Watt nel '65 fu confinata nel 
ghetto. I mezzi di mobilita di allora furono "i piedi" 
della gente. Oggi i rivoltosi insorgono in ogni parte 
della citta' e si spostano velocemente in automo- 
bile. 

Di nuovo, la malinconica immagine della citta' ca- 
pitalista di LA con i suoi scarsi trasporti pubblici e i 


suoi ingorghi di milioni di auto che si riversano 
dalle strade ai luoghi di lavoro, si sono invertiti gli 
usi delie automobili e si e' avuto un diverso con- 
cetto di mobilita'. 

Questi centri coerciali sono fuori dalle aree tradi- 
zionali del ghetto. Caiamite per i saccheggiatori, e 
costruzioni di grovigli di strade che si estendono 
nello spazio urbano, essi hanno dato ai rivoltosi 
straordinaria mobilita' ed estensione geografica. 
AUTONOMIA IN QUESTO SENSO E' 
L'INVERSIONE DEL CONCETTO DI MOBILITA' E 
DI CIRCOLAZIONE NEL SENSO DI 
CIRCOLAZIONE DELLE LOTTE. 


Inversioni, rotture... la celebrazione delle rivolte di 
LA sono anche la celebrazione di queste, ma c'e' 
qualcosa da cercare, nella nostra rappresenta- 
zione dell'autonomia, qualcosa che la stampa 
borghese può' solo accennare. Sto parlando della 
possibilità' di estendere a un processo di costru- 
zione di nuove relazioni sociali svincolate da quelle 
imposte dal capitale, evidenziata da queste ultime 
lotte. 

Ciò' dipende principalmente da due fattori: I) sul 
modello e sulle forme di autorganizzazione svi- 
luppatesi fuori dalle rivolte. Sfortunatamente, ora, 
non sappiamo nulla di do'. Il) Sul grado di circola- 
zione di queste lotte negli USA ed a livello interna- 
zionale. E' forse troppo presto per poterlo valutare. 
Credo ci serva tenere gli occhi aperti, essere pronti 
a capire i contenuti politici di questo "movimento 
dal basso", nei termini dei bisogni che hanno dato 
il via alle lotte, do' può' servire come elemento co- 
mune per la politicizzazione dei bisogni a livello 
internazionale. 


- WOMEN AGAINST DEMOGRAPHIC CONTROL 
against imperialism, patriarchy, sexism: let's 
fight for our iiberation!!! (tratto da materiale ita- 
liano già' conosciuto in ECN) 


- MIGRATORY FLOWS: THE MASS WORKER 
AND THE SOCIAUZED WORKER. 

INTRODUZIONE: presentiamo qui un articolo ori- 
ginariamnete pubblicato in "Incompatibili", una ri- 
vista autonoma italiana, come iniziale contributo 
per l'analisi di classe della massiccia corrente di 
flussi migratori dal Sud del mondo verso 
(specialmente) il continente-Europa. 


11 



L'importanza politica di questo fenomeno e' ime- 
diatamente ovvia, rendere note le campagne raz- 
ziste che attraversano l'Europa, la crescita delle 
organizzazioni fasciste, le politiche di rimpatrio 
promosse da molti governanti europei. 

Le posizioni di classe sull'immigrazione contro le 
strategie raziste di divisione della classe lavoratrice 
non devono esprimersi solo nell'azione militante 
antirazzista e in una pratica di denuncia degli at- 
tacchi razzisti. Questa e' una politica necessaria e 
buona, ma non basta. 

Abbiamo bisogno di un analisi che vada in profon- 
dità' nell'analisi del fenomeno per afferrare la rela- 
zione esistente tra contemporaneità' dei flussi mi- 
gratori e le presenti trasformazioni del sistema 
produttivo del Nord. 

In che misura questi fenomeni dono in relazione? 
Quanto e' affetta la working class di gerarchia ai 
suo interno? 

Quali sono le nuove forme di qualità' (non solo in 
termini di differenza di reddito, ma anche in termini 
di forme di lavoro) all'interno di questa gerarchia? 
Che tipo di bisogni dobbiamo aspettarci emergere 
dal nuovo 

movimento e dalle nuove lotte? 

Solo con una ricerca analitica precisa possiamo e 
dobbiamo concepire nuove forme di organizza- 
zione politica dell'antagionismo di classe, per la 
politicizzazione dei bisogni. 

L'articolo che qui pubblichiamo non dara' alcuna 
risposta definitiva a queste domande. Ma ci indica 
una direzione di analisi. L'efficacia di questo arti- 
colo sta nel suo proporre un metodo, nel suo 
senso politico, esso usa come background per 
l'analisi dei flussi migratori la relazione tra compo- 
sizione di classe e le forme (e i contenuti) della 
lotta. 

In questa via "lotta" - movimento della soggettività' 
di classe - non interpreta un mero processo vo- 
lontaristico, ma si basa sulla sua condizione storica 
e materiale. 

La composizione di classe data rappresenta una 
particolare forma in cui la working class si trova 
framentata a causa dei processi di produzione ca- 
pitalistica, sia dietro che fuori dalla fabbrica. 

In questo senso essa corrisponde a certe forme di 
cooperazione produttiva tra i lavoratori, a certi tipi 
di relazioni esistenti tra essi. In termini generali con 
la struttura del lavoro presentata da questa analisi 
si vogliono far scaturire le traformazioni delle con- 
dizioni materiali della working class che costitui- 
scono le basi della organizzazione capitalista della 
produzione, basi materiali per il suo potere. Con 
questa "ricomposizione politica" della working 
class, lotta e resistenza circolano tra i diversi set- 


tori, la diffusione quotidiana dell'antagonismo e del 
processo di costituzione basato sui bisogni acqui- 
sta una nuova dimensione politica qualitativa. 

La chiave politica base di questo articolo e' proprio 
la 

seguente: qual'e' l'elemento unificante materiale 
della nuova fase di ricomposizione politica della 
working class? Ciò' e' individuato nei flussi migra- 
tori in Italia e in Europa. 

L'analisi si focalizza su un nuovo soggetto con 
nuovi bisogni, l'immigrato e' il soggetto. 

Questa e' solo la base di questi bisogni che il 
soggetto immigrato può' ricostruirsi in soggetto- 
politico. Le lotte di questo soggetto e la loro 
CIRCOLAZIONE attraverso altri settori della 
working class e' l'elemento centrale di questa ana- 
lisi.. ..tenendo contodelle diversità' storiche dei 
flussi migratori che esistono tra il caso-ltalia e 
quello inglese... 

* segue l'articolo italiano tradotto in inglese ... 
translated from article by "Comitato senza 
frontiere" (Without Frontieres Commitee) via 
Avesella 5/b Bologna... 


LONDON NOTES 


- ABOUT NEEDS, AND STRUGGLES, AND 
SQUATTING, AND IMMIGRANT AND 
CIRCULATION OF STUGGLES. 

Vengono qui riportati stralci del testo di un volan- 
tino di convocazione di un'assemblea tenutasi a 
Londra nel marzo scorso riguardante i centri sociali 
e le lotte al fianco degli immigrati in Italia. 


- NOTES ON SQUATTING AND SOCIAL 
HOUSING 

by Mike (non ancora tradotto in italiano) 


- THE HIDDEN HISTORY OF LONDON'S 
SECOND WALL 

e' un testo di diverse pagine... che narra la storia 
del "secondo muro" di Londra... non quello romano 
che tutti conoscono ma quello COSTRUITO DAL 
POPOLO LONDINESE ATTORNO ALLA CITTA' 
AL FINE DA VIETARE L'INGRESSO DEL RE 


12 



CHARLES II... NEL 1642... costretto a restare fuori 
mura fino al 1649... 

Questo articolo mette in risalto il fatto che un tale 
evento di lotta popolare e' stato del tutto cancellato 
dai testi scolastici... soltanto l'occhio attento di un 
comunista nelle biblioteche di "suamaesta'" ha 
potuto riportare alla luce il fatto... con tanto di car- 
tine d'epoca... 

... e ora? ...ora lo si propone a tutti i proletari in- 
glesi come ANNIVERSARIO DA FESTEGGIARE!!! 
Decidiamo noi quali anniversari festeggiare e quali 
boicottare! 

1642-1992... la lotta popolare continua! 


- STUDENT SELF MANAGEMENT: FOR A 
FLEXIBLE WORKFORCE. 

...articolo che parla dell'occupazione avutasi nel 
Novembre/Dicembre 1991 in alcune scuole in- 
glesi... (non ancora tradotto) 


INTERNATIONAL MEETINGS 

- REPORT ON A INTERNATIONAL MEETING TO 
"BUILD A EUROPE OF THE MOVMENTS 
AGAINST THE EUROPE OF THE BOSSES" 
rapporto sul meeting di Venezia by H. Cleaver (non 
ancora tradotto) 


PROYET FOR A PERMANENT 
INTERNATIONAL CAMP FOR THE PROTECTION 
OF THE PALESTINIAN PEOPLE IN THE 
OCCUPATED TERRITORIES. 
articolo già' conosciuto in ECN in italiano (del co- 
mitato Shebab)...in coda all'articolo vengono dati 
come recapiti per informazioni: 

- via Dei Volsci Roma - London Notes box LN121 
Bookshop 121 Raillon Road Brixton London 


- ABOUT A MEETING IN PARIS 

si riporta una corrispondenza da Parigi "thè mee- 
ting was calied by a section of thè exiled itaiian 
comrades"... (non ancora tradotto) 


NOTICE BOARDS 

- THE TEXAS ARCHIVES OF AUTONOMIST 
MARXISM 

si "pubblicizza" l'archivio autonomo texano ...per 
ricevere copia dell'indice completo ed aggiornato 
basta inviare $10 US a: 

TEXAS ARCHIVES OF AUTONOMIST MARXISM 
c/o Harry Cleaver or Conrad heroIdDepartment of 
economica - University of texasAustin, Texas 
78712-1173 USA 
Fax (512) 471-3510 


- GET CONNECTED! 

si "pubblicizza" l'ECN ...viene riportato anche il 
commento degli sbirri tedeschi sul meeting di 
Venezia e sull'ECN (da Kriminalist German Police 
Review _ Marzo 1992)... 


- NEWS FROM UK 

Speciale elezioni in UK 
Notizie sulle prigioni 
Lotte di ACT-UP 
Anti Poll-Tax 
Occupazioni 

Gruppi di attivisti gay e lesbiche 

Anti razzismo - anti fascismo 

Lotte ACT-UP 

Football 

Polizia 

Lotte kurde contro le ambasciate turche. ..e cari- 
che delia polizia... 

(non ancora tradotte) 


PER CONTATTARE DIRETTAMENTE LA 
RIVISTA RIVOLGERSI PRESSO: LONDON 

NOTES, BOXLN, 121 BOOKSHOP, 121 RAILTON 
ROAD, BRIXTON, LONDON. 

per informazioni: CDA-Modena. 


G.H. 

presso il CDA Modena 


13 



10 File : ELLAGURU.ZIP 


[ per la gioia di chi ha la stampante ad aghi, 
58 kbytes (I), una manciata di minuti di estasi. 
USE IT, FEEL IT, LOVE ITI] 

KILUNG TECHNOLOGY. 

Tra Apocalisse e mito dell'Età dell'oro 


"// nostro corpo si sta progressivamente trasfor- 
mando in un assembiaggio di parti intercambiabiii. 
Sono convinto che nei giro di 40 o 50 anni ce ne 
sbarazzeremo per sempre, e diventeremo esseri 
puramente fatti di dati e informazioni, li sesso 
come io conosciamo oggi è destinato 
aii'obsoiescenza, il che non vuoi dire che non 
scopriremo qualche forma di piacere post-biolo- 
gico. Qualcosa che al momento non possiamo 
neanche immaginare" 

RU. Sirius, direttore di MONDO 2000 

" Sentendoci privi di Dio, dunque, abbiamo fatto 
una divinità della tecnologia. Ma può la tecnologia 
rappresentare la risposta esatta, quando una Buick 
nuova di zecca, col mio socio Nat Zipsky ai vo- 
lante, sfonda la vetrina di una tavola calda semi- 
nando a panico tra gli avventori?" 

Woody Alien, "Discorso ai laureandi" 


Esistono ancora nel movimento antagoni- 
sta - e, più in generale, tra quanti "camminano sul 
lato selvaggio" - ostacoli ideologici ad una piena 
comprensione dei rapporti tra dominio, sviluppo 
tecnologico, conflitto sociale ed evoluzione storica. 

Il dibattito avviato all'incirca quattro anni fa 
su come colmare il gap tecnologico accumulato in 
Italia dopo la sconfitta degli anni '70 - e dopo la 
vertiginosa ristrutturazione capitalistica che ne era 
seguita - non è bastato a fare piazza pulita di 
luoghi comuni e logore professioni di fede. Anzi, la 
contaminazione creativa tra movimenti, percorsi 
controculturali ispirati alla fantascienza cyberpunk 
e comportamenti diffusi nella nuova galassia un- 
derground, si è incanalata in percorsi di 
straordinaria suggestione ma la cui efficacia critica 
è spesso disinnescata daH'eclettismo, dal confu- 
sionismo e dall'estetizzazione di determinate pra- 
tiche, fino a regredire in una forma neomoderna di 
determinismo tecnocratico. Per non parlare 
dell'ideologicamente affine "cyber(neo)psichede- 


lia", attitudine consolatoria-apologetica di fronte al 
presunto '"indebolimento" del Pensiero e della 
Realtà, che - usurpando un nome glorioso - dis- 
semina il terreno del conflitto sociale di pericolose 
tagliole idealistiche e metafisiche. 

Spostando invece l'indagine sull'altro 
“polo", la scena anarchica e libertaria - filone che 
incrocia il primo, e non senza aspri contrasti, 
nell'interzona degli spazi sociali occupati - ab- 
biamo assistito in questi anni ad una riesamina 
delie vecchie esperienze situazioniste e ad un dif- 
ficile dibattito sul sabotaggio sociale nell'epoca 
"postindustriale", ma l'eticismo ideologico e spet- 
tacolare ha deviato questa riflessione verso un 
neoluddismo basato, in definitiva, sulla radicale 
sfiducia nei proletari; poiché gli esclusi non po- 
tranno mai riappropriarsi del sapere che oggi il 
dominio dirige contro di loro, questo sapere dovrà 
essere distrutto. 

Sotto le forche caudine del luddismo e/o 
della tecnocrazia, l'odierno soggetto conflittuale 
deve tirare il fiato per superare questa dialettica in 
surplace che annebbia le idee e riempie i muscoli 
di tossine. Tanto più che il contenzioso non ri- 
guarda solo le tecnologie informatiche, telemati- 
che, post-telematiche, su cui negli ultimi anni - 
con l'ormai improrogabile costruzione delle reti 
Cyberpunk e ECN - si è appollaiato l'accento della 
discussione: esistono questioni ben più sdruccio- 
levoli ( in primis le biotecnologie, la manipolazione 
genetica, etc.) di fronte alle quali non basta affi- 
darsi alla nostra sconquassata etica. Naturalmente 
in questo file non sarà possibile approcciare il di- 
scorso con la sufficiente generalità, così mi limiterò 
al tentativo di forzare - nel duplice senso di 
“schiudere" e "determinare" - il dibattito nel movi- 
mento italiano, sperando che le esperienze ripor- 
tate siano abbastanza emblematiche da permet- 
tere a chi legge di indurre-aggredire comporta- 
menti più diffusi. 

Il cielo è grande, sopra e malgrado la con- 
fusione. 


a. CAN'T YOU HEAR ME KNOCKING? 

Karl Polanyi, ne La grande trasformazione 
[1944] (Einaudi, Torino 1974) contestò - e rivelò 
come ciecamente ideologica - la concezione libe- 
rale che vedeva nella nascita e sviluppo 
dell'economia capitalistica di mercato una ten- 
denza "naturale", indipendente da forzature politi- 
che 0 da interventi del potere costituito. Durante la 
prima rivoluzione industriale, questa credenza 
aveva giustificato un selvaggio sfruttamento di uo- 
mini, donne e bambini, opponendosi a qualsiasi 


14 




interferenza legislativa in nome del Laissez taire, 
giustificandosi con le favole di Adam Smith sulla 
"propensione individuale al baratto" o le teorie di 
Townsend sulla fame come unica autorità e "unico 
principio regolatore" in un'economia di libero mer- 
cato. Nel suo libro Polanyi parte dall'antropologia e 
dagli studi sulle economie primitive, procedendo 
nel tempo attraverso il mercantilismo dell'epoca 
feudale, per dimostrare l'inesistenza di una pul- 
sione individuale al baratto e la conseguente in- 
naturalità dell'autoregolazione mercantile. 
L'ideologia liberale del Laissez taire si rivela così 
un tentativo di mascherare le vere origini 
dell'economia (paleo)capitalistica; in Gran 
Bretagna tali origini risiedono in una serie di azioni 
violente contro il corpo sociale delle campagne , a 
cominciare dalla recinzione e conversione al pa- 
scolo dei terreni demaniali da parte dei Lords du- 
rante il primo periodo Tudor, una "rivoluzione del 
ricco contro il povero" che privò quest'ultimo 
dell'abitazione, devastò il tessuto sociale e spopolò 
intere contee. 

A parte molti elementi datati o discutibili 
della sua analisi, una delle inferenze più utili che 
possiamo trarre dal lavoro di Polanyi è quella 
deH'inaccettabìlità di ogni giustificazionismo basato 
sul "pregiudizio economico” e sull'analisi dei 
"lunghi periodi": come a proposito delle recinzioni 
egli scriveva: "se l'effetto immediato di un cambia- 
mento è deleterio, allora, fino a prova contraria, lo 
è anche l'effetto finale", così oggi noi dovremmo 
prendere le distanze , e senza alcuna titubanza , 
da chi - magari portando come esempio il miglio- 
ramento del tenore di vita dei lavoratori nei paesi 
capitalisti avanzati, o il reddito pro-capite, 
l'aumento dei consumi, l'accesso alle nuove tec- 
nologie e altri simili imbrogli statistico-ideologici - 
definisce "progresso" lo sviluppo capitalistico. 

Due secoli di sfruttamento bestiale, de- 
gradazione del lavoro, svilimento dell'esperienza, 
alienazione: due guerre mondiali e un numero in- 
calcolabile di conflitti "a bassa intensità": razzismo, 
fascismi, deportazioni: catastrofi ecologiche e di- 
struzione degli ecosistemi: carestie, sovrappopo- 
lazione, spreco mondiale delle risorse... tutto que- 
sto per consentire oggi al capitale di farci bec- 
chettare le briciole dei profitti che trae dalle sue 
razzie nel sud del mondo? Questo è ciò che 
l'intellighentia neoliberale chiama "progresso". 

"O brutta 'mbecille! E Dio, per lasciare 
vergine una come te, affoga tutta Firenze?" ("Amici 
miei atto II", di Mario Monicelli, 1982) 

Il giustificazionismo "del lungo periodo", 
assieme al mito della tecnica come 'forza auto- 
noma" dotata quasi di una propria volontà, fa parte 
di quel miscuglio di fideismi e distorsioni ideologi- 


che che lo stato di cose presenti ha ereditato dalla 
Modernità, e che serve da concime allo spettacolo 
anche e soprattutto dopo la fine di quell'epica ga- 
loppata. Nessuna società di classe può fare a 
meno di mentire sulle proprie origini, 
suH'inevitabilità del proprio avvento e sviluppo. 

Tutta la vasta gamma dei postmodernismi 
e dei pensieri indeboliti è solo apparentemente in 
contrasto con questo impianto mitologico: quanti 
nel decennio scorso hanno dichiarato la fine delle 
"grandi narrazioni", l'esaurirsi della Storia, il tra- 
monto delle ideologie prometeiche, non hanno 
fatto che costruire un'ennesima grande narrazione, 
un altro mito. E' poi vero che il Pensiero Debole, 
congelando il divenire storico neH'eterno presente, 
ha eliminato la temporalità e reso virtualmente 
impossibile non solo ipotizzare missioni storiche, 
ma addirittura immaginare un futuro che non sia 
prossimo e simile al presente: ma è proprio questa 
la grande narrazione, proprio qui è individuabile la 
sua peculiarità. E non è forse caratteristico di ogni 
mitologia il fatto che tutto sia già successo, che 
tutto risalga ad un altro tempo? Cadmo ha già 
sposato Armonia, Eracle ha già ucciso l'Idra di 
Lerna, le gigantomachie si sono concluse e la de- 
mocrazia liberale si è estesa a tutto il pianeta. 

Come l'autoregolazione mercantile non è 
una tendenza “naturale" - en passant: il capitale 
stesso, prima col protezionismo fin de siècie e poi 
con le politiche keynesiane, ha dovuto cambiare 
rappresentazione ideologica - , così lo sviluppo 
tecnologico non è un processo autopropellente. Il 
primo motore è sempre rappresentato dal co- 
mando, dai rapporti sociali e di proprietà. Le classi 
dominanti hanno sempre prodotto il contesto ge- 
nerale in cui si sarebbe poi inserita l'innovazione 
tecnologica e produttiva. 

La borghesia, con la Rivoluzione indu- 
striale, appropriandosi dei mezzi di produzione e 
concentrandoli nelle officine, inizia a incorportare 
nella macchina il proprio dominio, la disciplina ba- 
sata sulla standardizzazione-sincronizzazione 
delle mansioni, sulla degradazione del lavoro 
umano, sulla alienazione. Più tardi, la razionaliz- 
zazione produttiva (il paradigma tayloristico-fordi- 
sta) permette al capitale di sussumere, oltre al la- 
voro, l'intera esistenza dei proletari, al fine di 
estrarre sempre maggiori quote di plusvalore rela- 
tivo rafforzando così il proprio dominio sull'intera 
società. Ma attribuire la colpa di questo alle mac- 
chine ha significato discolpare la classe capitali- 
stica per come le ha storicamente impiegate. Il la- 
mento sociale pseudoumanista o religioso ha fin 
dall'inizio distorto la percezione collettiva dei mu- 
tamenti, elevando la tecnica a forza autonoma. 


15 



sovrumana, financo metafisica. Così la rivolta 
"biologica" contro la natura e i ritmi dello sfrutta- 
mento - e contro le devastazioni operate dal 
"libero mercato" - è stata spesso inquinata e vo- 
lutamente confusa con la reazione etica e filosofica 
all'applicazione nel quotidiano delle scoperte tec- 
nico-scientifiche; questo è stato un grande suc- 
cesso dell'ideologia dominante, i cui effetti perdu- 
rano più perversi che mai: chi oggi critica lo stato di 
cose presenti, il progressivo spossessamento delle 
facoltà ed esperienze umane dentro e fuori la fab- 
brica capitalistica, è a volte chiamato - proprio dai 
custodi dell'ordine e con un significativo détourne- 
ment - “reazionario", perchè innovazione deve 
significare per forza progresso, e tutto ciò che è 
reale deve essere razionale. Ma dove la totalità dei 
rapporti sociali è dominio deH'uomo sull'uomo, del 
capitale sul lavoro, del capitale accumulato fino a 
farsi spettacolo, "innovazione" significa riprodu- 
zione del comando e delle resistenze al comando, 
e tutto ciò che è reale è illusorio a parte 
l'asservimento. 

L'equivoco è stato ed è ancora vedere 
nella tecnica QUALCOSA DI PIU' di un insieme di 
strumenti e conoscenze per facilitare lo svolgi- 
mento delle attività umane, insieme che il capitale 
ha rivolto con violenza contro il lavoro e l'umanità 
stessa. Lo spettacolo è intimamente connesso a 
questa MISTICA DELLA TECNOLOGIA che in tre 
secoli , nelle più svariate espressioni apologetiche 
( si va dai futuristi a Ernst Junger - "Der Arbeiter", 
"Feuer und Blut" - fino alla recente e insostenibil- 
mente leggera filosofia New Age ) o apocalittiche ( 
l'odierno ecofondamentalismo ) ha colonizzato la 
sociosfera e l'inconscio individuale. Persistendo 
nell'equivoco, non avremo di fronte che la scelta 
obbligata tra apocalisse e apologia dell'esistente. 

E invece bisogna superare l'antinomia, 
come è stato possibile per il proletariato durante le 
"onde alte" del movimento reale. Oggi che "la 
merda è ricominciata daccapo", occorre riaffermare 
con forza quelle idee che sono sì "nella testa di 
tutti", ma che convivono forzatamente con 
l'accettazione quotidiana delle liturgie spettacolari. 
Occorre insomma arieggiare il locale prima di 
uscirne. 

“Cos'e' altro la produzione al giorno d'oggi 
se non ... terrorismo del codice? Questo ridiventa 
altrettanto chiaro che per le prime generazioni in- 
dustriali, che considerarono le macchine come dei 
nemici assoluti, portatori di una destrutturazione 
totale, prima che si sviluppasse il dolce sogno 
d'una dialettica storica della produzione. Le prati- 
che luddiste che sorgono un pò ovunque, la furia 
selvaggia che se la prende con gli strumenti di 


produzione { e in primo luogo con se stessa in 
quanto forza produttiva), il sabotaggio endemico e 
la defezione la dicono lunga sulla fragilità 
dell'ordine produttivo. Rompere le macchine è un 
atto aberrante se queste sono dei MEZZI di pro- 
duzione, se permane l'ambiguità del loro valore 
d'uso futuro. Ma se crollano i FINI di questa pro- 
duzione crolla anche il rispetto dovuto ai mezzi, e 
le macchine appaiono secondo il loro vero fine, 
come segni operatori, diretti, immediati del rap- 
porto sociale di morte di cui vive il capitale" (1). 
Questo brano è sufficientemente celebre e altret- 
tanto sufficientemente discutibile da potere e dover 
essere chiosato. E' verissimo che i tracolli subiti dal 
movimento comunista novecentesco sono stati 
principalmente causati dall'euforia pseudodialettica 
e criptopositivista dello "sviluppo delle forze pro- 
duttive": a ben vedere, tutto il progressivo inaridi- 
mento della critica radicale - fino al suo fossiliz- 
zarsi in queir ideologia economicista e autoritaria 
conosciuta come "marxismo-leninismo" - è stato 
conseguente alla fede nel più o meno imminente 
crollo del capitalismo, visto come un sistema in- 
capace di contenere il proprio stesso sviluppo. 
Allora si ignoravano - poiché ancora la borghesia 
non le aveva dispiegate - le capacità capitalistiche 
di organizzare la produzione e riprodurre la forza- 
lavoro tramite l'integrazione tra stato e mercato , la 
crescente sottomissione della scienza al comando 
ed il recupero del conflitto nel perenne rinnova- 
mento dei codice/dominio spettacolare (2). 

Ma, una volta chiarito questo, vi sono altre 
osservazioni da fare: 

a) il fatto che oggi le macchine siano nulla 
più che segni del comando, non significa che non 
le si possa "dirottare", sconvolgerne l'uso per ro- 
vesciarne il funzionamento contro quel controllo 
produttivo-sociale alla cui estensione il potere le 
aveva originariamente adibite. Anche i neoluddisti 
devono riconoscere che oggi le pratiche di sabo- 
taggio, se non vogliono risultare cieche e inefficaci, 
necessitano di un sapere non inferiore a quello 
incorporato nella macchina che si vuole colpire. 
Occorre UN KNOW-HOW DELLA SOVVERSIONE 
, il capire esattamente quando, cosa e come di- 
struggere ciò di cui non ci si può impadronire; 

b) Riguardo ai luddisti, essi furono attori 
sociali in uno scenario ancora screziato di feuda- 
lesimo, ebbero una coscienza solo parziale della 
"grande trasformazione" e reagirono ad essa con 
le pratiche della loro epoca: a una tecnologia mo- 
lare e rudimentale, opposero un sabotaggio molare 
e rudimentale. La loro sconfitta rese evidente che 
sul tavolo vi erano ancora carte da scoprire, che di 
lì a poco la tecnologia - e tramite essa il comando 
capitalistico - si sarebbe avviata a conquistare una 


16 



dimensione sociale, molecolare, di consumo, tra- 
valicante i muri deN'opificio ( questa conquista sa- 
rebbe infatti iniziata coi progressi siderurgici ed 
elettromeccanici dell'ultimo trentennio 
dell'ottocento ). Era ormai impossibile ( e, dove e 
quando possibile, inutile o controproducente ) 
starsene fuori. La nuova soggettività antagonistica 
- l'operaio professionale - era completamente 
dentro il processo; ad essa i luddisti passarono il 
testimone della lotta. Ma intanto lo spettacolo 
dell'epoca iniziava a cigolare, e presto il suo clan- 
gore avrebbe riempito buona parte del pianeta; 

c) Sulla questione mezzi-fini della produ- 
zione: oggi la produzione sembra non avere più 
alcuno scopo se non l'imposizione quotidiana del 
rapporto sociale; essa non è più che ri/produzione 
del comando finalizzata al dominio bruto sui corpi. 
Questo perchè la merce non risponde più al suo 
classico doppelcharakter. in un ciclo produttivo 
perfettamente sistemico e circolare, dove ad es- 
sere prodotto è principalmente il consumatore, 
dove lo spettacolo è "equivalente generale" in 
quanto omologa tutte le merci a un unico codice di 
produzione/consumo ancor prima di immetterle sul 
mercato, non vi è più alcuna contraddizione tra i 
due valori della merce. La produzione diviene as- 
surdamente fine a se stessa, o meglio: ciò che 
conta è la continua alimentazione dello spettacolo, 
è il comando allo stato puro. Se in questo pos- 
siamo individuare il fine, allora le macchine sono 
mezzi { non si dà fine senza mezzi ): mezzi di 
ri/produzione e intensificazione del controllo. E bi- 
sogna imparare a détournarle. 

"Ci si dirà - come già dicono - che in ogni 
modo è impossibile sopprimere completamente le 
nocività, e che per esempio le scorie nucleari sono 
destinate a una specie di eternità. Questa argo- 
mentazione evoca più o meno quella di un sevi- 
ziatore che, dopo avere tagliato una mano alla sua 
vittima, le annunciasse che al punto in cui è può 
ben lasciarsi tagliare l'altra, e tanto più volentieri in 
quanto aveva bisogno delle proprie mani solo per 
applaudire, e ora esistono macchine costruite a 
tale scopo. Che si dovrebbe pensare di chi accet- 
tasse di discutere la cosa 'scientificamente'? 

E' fin troppo vero che le illusioni del pro- 
gresso economico hanno durevolmente fuorviato la 
storia umana, e che le conseguenze di questo tra- 
viamento, quand'anche gli sì mettesse fine domani, 
sarebbero tramandate alla società liberata come 
una avvelenata eredità; non solo sotto forma di 
scorie, ma anche e soprattutto di 
un'organizzazione materiale della produzione da 
trasformare DA Ci MA A FONDO per metterla al 
servizio di un'attività libera. Volentieri avremmo 


fatto a meno di simili problemi, ma dato che ci 
sono, riteniamo che l'assunzione collettiva del loro 
deperimento è la sola prospettiva che si possa 
riannodare con l'autentica avventura umana, con la 
storia come emancipazione" (3) 

Esistono "tecnologie cattive" (nucleare, 
motori a combustione interna, etc.) perchè è per- 
verso il "modello di sviluppo". Gottlìeb Daimler, 
Cari Friedrich Benz e Rudolf Diesel possono anche 
essere giudicati, col senno di poi, "nemici 
deH'umanìtà", ma non lo è forse chiunque tra noi 
guidi l'automobile? E la colpa di Hiroshima e 
Nagasaki va localizzata a Los Alamos, a 
Wahìngton D.C. o nel palazzo dì Hiro Hito? 
Esìstono tecnologìe cattive solo da quando la 
scienza è stata sussunta nel capitale come forza 
produttiva. Demonizzare l'epoca presente - e 
usare questo "senno di poi" per maledire il passato 
che l'ha generata - non serve a nulla se non a 
rendere eterno lo sconforto. 

Non è il caso in questo scritto di soffer- 
marci troppo sull'annosa questione se l'attuale 
produzione sistemica ("postfordista", della "Qualità 
totale", della "collaborazione intelligente", etc.) 
rappresenti una completa ROTTURA nella prece- 
dente organizzazione produttiva sociale ( verso la 
liberazione delle potenzialità umane dal lavoro ri- 
petitivo e alienato, come affermato dagli apologeti 
borghesi dell'esistente, o verso il nuovo Soggetto 
conflittuale prodotto dall'avanzata smaterializza- 
zione del lavoro e dall'avanzata del General 
Intellect, come sottolineato da molte intelligenze 
critiche e di movimento ) o piuttosto una perversa 
EVOLUZIONE di quei paradigmi, che, anche senza 
abolire le condizioni materiali del lavoro, permette 
al capitale un ulteriore esproprio di sapere proleta- 
rio in direzione di un maggiore controllo sull'intero 
processo. Ancora molto è da verificare, ed il rischio 
è dì infognarci in un falso problema. C'e' comunque 
da dire che analizzare il processo produttivo signi- 
fica oggi ESPLORARE LA FABBRICA SOCIALE, 
percorrere il ciclo della merce partendo dalla ri- 
cerca scientifica, attraversando la sua applicazione 
alle innovazioni dei procedimenti, spingendosi fino 
al consumo. Oggi non c'e' più alcuna barriera tra 
produzione, riproduzione e consumo o tra lavoro 
produttivo, lavoro improduttivo e "non-lavoro". 
Pecca d'astrazione quell'analisi che pretende di 
esaminare il processo produttivo strictu sensu, 
magari coadiuvata da lunghe tabelle e sofisticati 
attrezzi per estrarre i peli dalle uova. Non vi è più 
alcun strictu sensu: la produzione è sociale, la 
produzione è morta. 

Ma probabilmente il vizio di fondo è alla 
radice, è filosofico, trova espressione neH'ìnsìeme 


17 



di antinomie ( continuità - rottura, linearità - ciclo, 
determinismo - soggettivismo ) ereditato dalla 
metafisica occidentale: l'energia cinetica residua 
delle grandi avventure del pensiero separato - 
"idealistiche" o "materialistiche", "dialettiche" o 
"meccanicistiche" che fossero - continua a farci 
vibrare e sussultare; dobbiamo abbandonare il 
vecchio mondo e il suo linguaggio, le sue false al- 
ternative, altrimenti a parlare per noi sarà sempre 
la memoria totale dell'alienazione, la reificazione 
accumulata nelle gelide banche-dati dello spetta- 
colo. 

La storia non è lineare nè ciclica: è un ir- 
regolare intersecarsi di entrambi i movimenti, pro- 
cede per catastrofi ( sia nel comune significato di 
"disastri" sia in quello introdotto nelle scienze ma- 
tematiche da Renè Thom ). Per spiegare un feno- 
meno come l'ohnismo-toyotismo ( il “modello 
giapponese" ), oltre all'atteggiamento esagerata- 
mente talmudico di chi pretende di trovare ogni ri- 
sposta nel Marx dei Lineamenti... esiste quello più 
vigile di chi segue la ristrutturazione senza aspet- 
tarsi subito da essa un'adeguata produzione di 
soggettività antagonistica. Come ha scritto Marco 
Revelli' ("Se il Capitale si riorganizza",su "il 
Manifesto" di domenica 26/7/92 ), "è un problema 
di paradigmi": possono esserci dei vuoti di sogget- 
tività durante e dopo ogni "saito" del capitale. Vi 
sono tempi e luoghi in cui è la vecchia composi- 
zione di classe a dover mantenere il conflitto di- 
spiegato in attesa di una nuova autovalorizzazione 
proletaria ( l'artigiano-operaio luddista resistette al 
macchinismo finché non maturò la soggettività 
dell'operaio professionale: quest'ultimo rallentò 
l'introduzione dello "Scientific Management" finché 
l'operaio-massa non divenne un cosciente e au- 
tonomo conflict-bearer ); altri in cui le vecchie 
avanguardie, messe fuori gioco dall'innovazione 
tecnologica, non sono assolutamente più in grado 
di "tenere", mentre la nuova composizione operaia 
non pare ancora in grado di calcare il terreno 
dell'autonomia. Questi "vuoti" interrompono 
l'euforia delle interpretazioni lineari, ma anche la 
fallacia e le illusioni del "corsi e ricorsi". Si tratta di 
catastrofi, di interzone abortite. 

Il nuovo macchinismo certo non garantirà 
la collaborazione subordinata tra lavoro e capitale, 
anzi introdurrà forme conflittuali inedite, radical- 
mente nuove e differenti da quelle del XX secolo. 
Ma il conflitto non va annunciato e contemplato dal 
"promontorio dei secoli" o dalla sfera di cristallo del 
"Frammento sulle macchine". Bisogna parteciparvi 
in modo attivo senza aspettarsi alcuna palingenesi; 
calarsi nell'angoscia del presente, nuotare nel 
sangue e nel sudore, vivere da sabotatori tutta la 


terribile avventura del lavoro vivo nei ciberspazi del 
comando. 

Per concludere/iniziare non resta che dire, 
con il preistorico ma ancora utile Harry Braverman 
(Lavoro e capitale monopolistico [1974], Einaudi, 
Torino 1978): " [E' il padrone] che sta dietro la 
macchina a dominare e succhiare la forza-lavoro 
viva; non è l'energia produttiva della macchina a 
indebolire il genere umano, ma il modo in cui essa 
viene impiegata. Tuttavia è diventato di moda at- 
tribuire alle macchine dei poteri sull'umanità che di 
fatto nascono dai rapporti sociali. Tale feticismo 
perviene alla sua massima potenza quando si ap- 
piccica a quei prodotti della mano umana che, 
sotto forma di macchine, divengono capitale. 
Agendo per il padrone secondo modalità DA 
QUESTI PROGRAMMATE, con infinita cura e 
precisione, esse sembrano agire, agli occhi umani, 
PER SE STESSE E IN CONSEGUENZA DI LORO 
INTERIORI NECESSITA', cui si dà il nome di 
'esigenze tecniche', 'caratteristiche meccaniche', 
'requisiti di efficienza', ma che in larga misura sono 
necessità del capitale e non della tecnica. In realtà 
le macchine abbracciano una miriade di possibilità, 
molte delle quali vengono sistematicamente osta- 
colate, anziché sviluppate, dal capitale e dal suo 
impegno a ricreare o addirittura aggravare la divi- 
sione del lavoro in tutti i suoi peggiori aspetti, 
quantunque essa appaia ogni giorno più arcaica. 
Così noi viviamo in una società archeologica, af- 
facciati ad un futuro proibito in cui l'uomo al lavoro 
sarà solo un demiurgo che costruisce e sorveglia 
macchine, evoluzione che la futurologia promette 
ma che l'evoluzione reale della società capitalistica 
si è incaricata di smentire. Però... quando chiesi 
una volta a Tuli Kupferberg cosa facevano tutto il 
giorno i drop-outs della West Coast, disse che 
giocavano sempre a Frisbee. Il frisbee plana dol- 
cemente suH'aria ed è facile da prendere. Tizio lo 
tira a Caio, che glielo rilancia oppure lo passa a 
Sempronio. Tutto qui. E' un gioco che si fa per di- 
vertirsi, nessuno vince, nessuno ci guadagna. E' in 
qualche modo divinamente appropriato che il gioco 
preferito dai drop-outs sia proprio questo: i membri 
dell'underground stanno imparando il modo di vi- 
vere in quel futuro in cui il lavoro sarà obsoleto. Il 
mondo possiede già il sogno di un tempo: deve ora 
possedere la coscienza per viverlo realmente" (4). 
Il problema diviene d'ora in poi: è possibile espro- 
priare l'esistente senza espropriarne la miseria, i 
codici, la nausea, le intossicazioni? E' possibili 
impadronirsi del presente senza rimanervi conge- 
lati dentro? (5) 


18 



b. MOST LIKELY YOU GO YOUR WAY AND l'LL 
GO MINE 

“...saggi coi saggi, intrepidi con gli intrepidi, tre- 
mendi in situazioni tremende " 

Gorgia, Encomio di Eiena 

"Fin dal primo numero di DECODER si 
auspica una invasione di teleschermi nelle strade. 
La TV nelle strade, nelle piazze ora è molto di più 
che una assurda idea espressa nelle avventurose 
pagine di una rivista underground. La TV è real- 
mente arrivata nelle piazze, il corpo sociale ha or- 
mai assorbito l'impatto, abituandosi alla cultura 
cybernetica, agli splendidi monitor nei bar dei ghetti 
urbani, ai gioco della comunicazione attraverso i 
display elettronici, l'essere umano ha intuito che la 
rivoluzione elettronica può anche essere uno stru- 
mento di straordinaria libertà"(6). Un compagno del 
Coagulo di Lavoro sulla Comunicazione Sociale di 
Bologna, dopo aver letto questo peana al video- 
drome e al suo potere di spossessamelo, ha al- 
zato lo sguardo e ha commentato; 

- Non ci sta manco più da 'ncazzarsi... 

In cosa mai si sta trasformando quel di- 
scorso "don't drop out", sul raccogliere la sfida del 
Moderno costituendosene antitesi dialettica, per 
instaurare un controllo democratico 
sull'Informazione e permetterne a tutti l'accesso? 
Iconofilia del multimediale, spettacolo della riap- 
propriazione, mistica della tecnica; questo è ciò 
che è possibile trovare sfogliando la pubblicistica 
post-cyberpunk. E allora, oltre agli esempi e alla 
critica costruttiva, è necessario ripercorrere 
dall'inizio tutta questa strana storia, per cogliere 
con chiarezza gli istanti in cui le pagliuzze sono 
divenute travi, evitando di rifugiarsi nei "Ve l'avevo 
detto" e per non trovarsi domani a dire “L'ho se- 
guito tutto il tempo con lo sguardo, poi mi sono 
accorto che era diventato un'altra cosa!". 

Chiaramente i fratelli delle Edizioni ShaKe 
di Milano hanno grossi meriti; sotto un certo 
aspetto, stiamo tutti lavorando stimolati dalle loro 
imprese speleologiche. Ogni epoca necessita di 
qualcuno che si esponga più degli altri, che si 
"sputtani" sulla pubblica piazza per dare l'input 
aH'"esercito di riserva". Ma la spinta propulsiva 
della terza rivoluzione industriale va rapidamente 
esaurendosi, e non possiamo più tirare avanti con 
suggestioni e caleidovortici, senza sottolineare le 
incongruenze e i pericoli. 

Nell'esporre, rimarremo fedeli alla distin- 
zione tra letteratura cyberpunk, cyberpunk politico- 
controculturale e cyberpsichedelia, distinzione su 
cui si basava tre anni fa l'importante Antologia 
Cyberpunk curata da Raffaele Scelsi ( ShaKe, 


Milano 1990 ), che da allora ha venduto un fottìo di 
copie influenzando tutto II dibattito sull'uso sociale 
delle tecnologie. 

Fin dal primo - e tardivo - affacciarsi del 
cyberpunk sull panorama culturale della sinistra 
italiana (si paria essenzialmente del 1989-90), non 
si può dire che siano mancate le dimostrazioni di 
provincialismo e superficialità. Da Di/traverso alle 
pagine "Arti e Media" del Manifesto, i lettori erano 
immaginati da chi scriveva - e, di conseguenza, 
trattati - come una folla che, sulla piazza del vil- 
laggio, attendesse di rivolgere un "Oooh!" di mera- 
viglia all'imbonitore di turno. Immancabili soprat- 
tutto il chiacchericcio sulle realtà virtuali e la mor- 
bosa curiosità per il “ritorno" del ciarlatano no. 1 
Timothy Leary, oltre a ignobili tentativi di compilare 
biblio-, filmo- e discografie "cyber" che include- 
vano Schwarzenegger, "Arancia Meccanica", 
"Ummagumma" dei Pink Floyd, addirittura II 
Guardiano del Faro ( qualcuno ricorda le sue me- 
nate elettronico-sinfoniche? ), magari anche Tony 
Santagata e chi più ne aveva da metterci meno si 
vergognava ( cfr. "Il Manifesto" del 20/9/1990). 
Questa sensazionale opera di banalizzazione 
spesso incrociava e si giustapponeva al revival 
recuperatone della teoria situazionista (7). Se non 
possiamo scommettere suW'intento - chè ci accu- 
serebbero di fare dietrologia -, possiamo però af- 
fermare con sicurezza che Veffetto è stato quello di 
disinnescare la carica critica della nuova attitudine 
sociale, imponendo al dibattito un ritmo artificiale. 
Così, già alla fine del '90, ciò che avevamo in 
mano era un simulacro inservibile, un discorso "di 
costume" su cui andavano riciclandosi vecchie ca- 
riatidi della sinistra e operatori culturali di serie Z. 

A parte il "pioniere" Decoder, che comun- 
que portava avanti un suo discorso specifico, in 
pochi hanno allora sottolineato quali potevano 
essere le reali innovazioni e gli insegnamenti del 
cyberpunk; si trattava un fenomeno politico-con- 
troculturale che andava a confrontarsi con la mu- 
tazione antropologica della sua epoca, durante cui 
l'espandersi imperialistico dello spettacolo era 
giunto a violare l'inconscio, per cui non solo il 
rapporto sociale era mediato da immagini, ma per- 
sino il rapporto dell'individuo con se stesso aveva 
perso la sua dimensione auratìca; la percezione 
sensoriale del soggetto metropolitano era ora un 
inanellarsi di dejà vus e rimbalzi tra reale ( la cor- 
poreità ) e iperreale ( i media). [ "Lo spettacolo è 
l'erede di tutta la debolezza del progetto filosofico 
occidentale che fu una comprensione dell'attività, 
dominata dalle categorie del vedere; così come si 
fonda sull'incessante spiegamento della razionalità 
tecnica precisa uscita da questo pensiero. Esso 


19 



non realizza la filosofia, filosofizza la realtà" ] E 
che, soprattutto, nelle sue espressioni più lucide, 
non si limitava ad impressionismi, ma collegava 
tutto ciò alla crescente "immaterializzazione" del 
capitale, all'informatizzazione della fabbrica so- 
ciale. Insamma, dietro il cyberpunk s’intravedeva 
quale soggettività fosse stata prodotta dalla fila 
rivoluzione industriale, a sua volta generata dalle 
lotte deH'operaio-massa e dalla sconfitta del suo 
movimento di autovalorizzazione. La nuova sog- 
gettività era a suo modo un’ "eccedenza", uno 
"scarto" del recupero. 

Cosi l’accento veniva spostato: per uscire 
dalla gabbia d’acciaio dell’analisi di Debord - al- 
cuni affermavano - occorreva partire proprio dal 
recupero e dall'integrazione, studiarne i mecca- 
nismi, "l’eccedenza e lo scarto", il paradosso di 
"una adesione piena ai linguaggi della comunica- 
zione informatizzata e spettacolarizzata, ma ten- 
tando di sciogliere il nesso tra quei linguaggi e la 
loro messa a profitto". Parallelamente, iniziavano 
ad essere sottolineati i rischi di una definizione 
ideologica del "soggetto cyber" e il pericolo di un 
approccio neofuturista (8). Già neH'aprile 1991, sul 
secondo numero del bollettino ECN di Bologna, 
l’editoriale, alla maniera dada, invitava ad 
"abbandonare cyberpunk. Prosperare sul caos". 

Sarebbe stupido - e metafisico - con- 
trapporre, in casi come questo, la pura verità alla 
menzogna spettacolare, il cyberpunk "reale" al suo 
simulacro mediatico, la realtà all’apparenza. 
L’iperreale retroagisce sul reale, lo riplasma, lo 
trasforma, lo adultera, spesso ne evidenzia tratti 
che l"’occhio nudo" non aveva colto. Idealizzare 
com’era un movimento ( o una devianza, una ri- 
volta, una situazione ), "prima" della sua deporta- 
zione sulle verdi colline del mediascape è 
un’operazione molto pericolosa, perchè impedisce 
di vedere che TUTTO CIO’ CHE E’ SEGNO, 
PAROLA, IMMAGINE nasce già dentro il codice, 
dentro il videodrome. il recupero non è la corru- 
zione - decisa a tavolino - di un'originaria 
"purezza", è caso mai un’accelerazione dei pro- 
cessi catabolici interni al movimento, una fase in 
cui la funzionalità latente cessa di essere tale e, 
"risvegliandosi" come i geni aberranti di Martin 
Brundle ne "La mosca 2", inizia a produrre muta- 
zioni, interagisce con la semiosfera "esterna" da 
dentro l’organismo, dirigendo quest'ultimo verso la 
dis/integrazione. In parole povere, ogni veleno di- 
viene il proprio antidoto, ogni intervento critico 
contiene le condizioni del proprio disinnesco. Forse 
ha ragione Riccardo Paccosi quando scrive: "Il 
nuovo contesto naturalizzante e ecosistemico [ del 
codice e dello spettacolo, N.d.R. ] inscrive, pro- 


gramma e ipercodifica ogni dinamica comunicativa 
e contro-comunicativa già a partire dalla sua ge- 
nesi, dalla sua ragion d’essere. Cosa rimane da 
recuperare?" (9). Ma proprio qui sta il punto, qui 
dobbiamo rompere gli equilibri sistemici lavorando 
sui residui e le eccedenze, intervenendo proprio su 
quei "geni aberranti" per innescare la metamorfosi 
alle nostre condizioni. E allora, analizzando il DNA 
del cyberpunk "politico-controculturale", troviamo 
fin da subito tutte le aberrazioni che il mediascape 
avrebbe poi risvegliato dallo stato di latenza. 

In una società iperinformativa, multime- 
diale, caratterizzata dall'estrema pervasività del 
codice fino alla totale compenetrazione tra spet- 
tacolo e semiosistema, non basta rivendicare il 
pieno accesso alle fonti e alte banche-datì, la 
"gestione democratica del dato". Quale può mai 
essere il risultato di queste richieste, se non 
l’alimentazione del mito dell’Informazione, della 
società trasparente, e farci sorbire così 
"un’immagine la più realistica possibile, 
un’immagine che si spaccia per identica alla realtà, 
al contenuto, all’originale, ma che è altrettanto 
manipolata, predeterminata e precostituita quanto 
ogni altra, cioè un’immagine iperrealistica che ri- 
flette fedelmente una iperrealtà preimmaginata" 
fino a paradossi come quello della pubblicità "che 
reclamizza la propria autolimitazione e il proprio 
autocontrollo in nome del progresso" (10) ? Si badi 
bene: non si vuole negare il valore della lotta con- 
tro censure, copyright e manipolazioni, nè si vuole 
ristabilire la mistica della "tecnologia cattiva" limi- 
tandola al solo settore delle telecomunicazioni ( 
che poi non è neppure un "settore", identificandosi 
ormai con l’intera semiosfera ): ciò che mi preme è 
evitare che la comunicazione antagonista rimanga 
prigioniera di uno sconveniente FETICISMO 
DELLA MERCE-INFORMAZIONE. 

E ancora: se thè medium is thè message - 
e su questo dovremmo ormai essere tutti d’accordo 
-, perchè riecheggiare antediluviane posizioni 
sull'intrinseca "democraticità" dei media? Repetita 
iuvant: i media in sè non sono nè buoni nè cattivi 
nè neutri; tramite essi è il rapporto sociale capi- 
tale-proletari - rapporto che si traduce in quello 
"reversibile" emittente-ricettore, dilatabile fino a 
essere relativamente "interattivo" ma non ancora 
"orizzontale" e "rizomatico" per quanto riguarda la 
scelta dei codici - a in/formare la società. A fini di 
sovversione, i media possono essere usati o di- 
strutti, ma con tutto il disincanto e l’indipendenza di 
giudizio possibili. 

Occorre smetterla con l’iconofilia: se 
l’ideologia dominante vuole che si consideri il 
computer un feticcio indispensabile, noi ci pren- 


20 



diamo la libertà di farlo a pezzi, fondere l'Hard- 
dysk, cancellare i programmi, etc. L'etica delia 
non-distruzione dei dati (11) è una trappola ideo- 
logica, un'astrazione che pone l'Informazione fuori 
dai rapporti reali di dominio, e come tale va com- 
battuta . 

Viceversa, se un eticismo opposto o un 
facile iconoclasma portano a vedere nel computer 
uno strumento di morte e controllo sociale, noi 
dobbiamo ricordare che ogni cosa dentro il dominio 
riproduce il dominio stesso ( NEL CAPITALISMO 
OGNI STRUMENTO E' STRUMENTO DI MORTE ) 
ma che occorre forzare le contradddizioni: il capi- 
tale ha dovuto IMPORRE questa nuova dimen- 
sione di cooperazione sociale, e ad un tempo 
RASSEGNARSI ad essa, e tutto ciò dopo decenni 
di lotte operaie che hanno smembrato dall'intemo il 
fordismo e sprigionato intelligenza collettiva che il 
capitale ha dovuto espropriare non senza difficoltà. 
La realtà non è mai un rigido "o con o contro": 
molto spesso è un vero e proprio "con MA contro". 


c. SEVERAL SPECI ES OF SMALL FURRY 
ANIMALS 

"Every town must bave a place where phony 
Hippies meet..." 

The Mothers of Invention, "Who Needs The Peace 
Corps?", 1968 

L' "attitudine" cyber collude purtroppo con 
quella "neopsichedelica", e qui l'iconofilia si tra- 
sforma in vero e proprio esoterismo posticcio, da 
turisti. La neopsichedelia di ispirazione cyber, da 
due anni a questa parte, sta inondando il mercato 
editoriale con camionate di ariose pubblicazioni. 
Questa definizione perimetra molto vagamente una 
pseudofilosofia tascabile che pare trarre ispira- 
zione da qualsiasi cosa: le realtà virtuali, Timothy 
Leary, l'extasy, la New Age, l'ecologia della mente, 
il cyberpunk, Alvin Toffler, le filosofie orientali, 
Evola e Guénon, Elèmire Zolla, i Grateful Dead, 
The Jefferson Starship Blows Against The 
Empire" , Pierre Levy e i suoi "blasoni", scampoli di 
ex-nuova destra, tutta un'immensa "cospirazione a 
favore dell'ordine costituito" a colpi di facili slogane 
e/o illustrazioni dai colori rutilanti. I vari "nuovi" 
sciamani { quasi sempre vecchi ciarlatani pronti a 
cavalcare l'onda ) vorrebbero convincerci che no- 
nostante tutte le apparenze - anzi, poiché si tratta 
di "abbandonarsi ai simulacri", proprio grazie alle 
apparenze -, IL FUTURO SARA' RADIOSO. Dalla 
psichedelìa alla telepatia attraverso la telematica, 
l'uomo vivrà una sempre maggiore espansione 
dell'area della coscienza. 


Anche i meno flippati pensatori, di fronte 
alle contraddizioni insolubili cui giunge la loro vi- 
sione tecnocratica, sciorinano prontamente la 
strategia per aggirare gli ostacoli sul cammino della 
liberazione ( nulla di grave: "cyberfascismo", 
sciocchezzuole come la guerra in Bosnia- 
Erzegovina...): sarà sufficiente “prendere il largo", 
"andare per mille strade", "essere come l'ebreo 
errante", "progettare mondi", et cetera. Tutto dò 
non può non ricordare quel fantaccino delle sturm- 
truppen che voleva morire in un campo di grano, 
coi capelli baciati dal sole, e fu invece freddato 
mentre sedeva sulla latrina. L'ultima vignetta della 
striscia inquadra impietosamente l'unica parte del 
suo corpo che emerge dalla pozza di merda: la 
mano destra, che ancora impugna il rotolo di carta 
igienica. 

Poco sopra ho volutamente miscelato po- 
sizioni differenti tra loro ma spesso accostate dalla 
stampa ufficiale - cfr. “Un pò cyber un pò hippie", 
su un numero de "L'Espresso'' della primavera '92 
- in un'unica tendenza tecnofeticista. Ad esempio 
Franco "Bifo" Berardi, sebbene colluso e compro- 
messo con la cyberpsichedelia { cfr. il progetto 
"Ario”), si differenzia da questa per storia e per- 
corsi teorico-politici. Tuttavia i suoi scritti vanno 
considerati emblematici, per il loro eclettismo e per 
quel particolare grammelot psycho-cyber-post- 
operaista - sedimentazione dei gerghi di tutte le 
ultime "tendenze" controculturali - che da solo ba- 
sterebbe a farci capire la portata delie più recenti 
ricodificazioni spettacolari. 

Nel suo P ol i tiché deli a mutazione. .. 

(/Vtraverso, Bologna, 1992) e in numerosi altri 
scritti, Bifo sembra ristabilire il mito delia tecnica 
come forza autonoma, e appunto intorno alla 
"potenza deterritorializzante della comunicazione e 
della tecnologia" costruisce il conflitto tra le prati- 
che cyberpunk, libertarie, rizomatiche, e il cosid- 
detto "cyberfascismo", il ripiegarsi 
dell'ultramodernità sui vecchi miti della patria, del 
suolo, del sangue. Un discorso che, preso come 
Bifo lo porge, è tutto idealistico e - cosa ben strana 
se la riferiamo ad altri scampoli di analisi del me- 
desimo autore - riecheggia la vecchia apologia 
dello sviluppo delle forze produttive. Difatti, non si 
può ignorare che oggi l'innovazione tecnologica 
nasce immersa nel codice e nel suo terrorismo, 
viene concepita e si sviluppa in esso come in un 
liquido amiotico. Fino a che punto la tecnica e la 
comunicazione sono deterritorializzanti e in con- 
traddizione col dominio? Non si ha un'idea para- 
dossalmente "molare" e tutta politica del dominio, 
sottovalutando cosi' la capacità del comando di 
usare la deterritorializzazione per 


21 



RIterritorializzarsi, di inglobare la contraddizione, 
magari centellinandola nella miseria quotidiana, 
per farsi più interattivo e molecolare e premere ul- 
teriormente suH'inconscio, sulla percezione, 
suH'esperire? 

In "Filosofia e Politica nel crepuscolo della 
modernità" ( su "DeriveApprodi" n.O, Napoli, luglio 
1992) Bifo accenna alia nuova integrazione tra 
crimine organizzato ed economia in una dimen- 
sione translegale che garantisca - con la violenza 
e il comando bruto - la riduzione dell'aleatorietà 
dell'ambiente sociale. Aleatorietà causata dal crollo 
della legge del valore e di ogni referenziai ità reale 
della merce, dopo l'entrata dell'economia 
nell'epoca del capitale cognitivo. Di seguito, egli 
scrive: "Il problema è che lo sviluppo delle forze 
produttive - all'epoca delle tecnologie elettroniche, 
deile tecnologie che aboliscono iavoro materiale e 
che costituiscono mondi autoreferenziali ed aleatori 
- non può più essere governato secondo la regola 
del capitale, secondo la regola del profitto, che è 
una regola estrinseca rispetto alia qualità d'uso 
deiia produzione, una regola in certo qual modo 
antiproduttiva. Eppure, al tempo stesso, dobbiamo 
riconoscere che non esiste alcuna alternativa 
globale alla forma capitalistica; non c’è altra eco- 
nomia che questa". Ma se il rapporto sociale - ri- 
fondandosi sui "sistemi della produzione psicochi- 
mica, il sistema delle droghe, della comunicazione 
dello spettacolo..." - si è liberato della vecchia 
economia politica come di un vestito lacero e 
sporco: se il comando translegale piega ai propri 
fini terroristici lo sviluppo delle forze produttive, non 
cercando di frenarlo ma ricodificandolo incessan- 
temente per ri/produrre controllo; se il rapporto 
dialettico, ricollocandosi dalla produzione 
"materiale" a quella di spettacolo e immagine so- 
ciale, ha subito modifiche tanto radicali da farcelo 
apparire, per ora, imprevedibile e indecidibile, al- 
lora perchè Bifo ci propina una visione del conflitto 
così semplice, tutta esodi e fughe, fiduciosa negli 
esorcismi della telematica e delle realtà virtuali? 
( 12 ) 

Ma almeno, dopo la balcanizzazione 
dell'est europeo e “grazie" alla guerra del golfo, 
nell'opera di Bifo permane la visione di un conflitto. 
Oggi che vediamo quanto sia tragica la realtà del 
comando capitalistico unipolare dopo l'89, biso- 
gnerebbe andarsi a rileggere cosa scriveva fino a 
poco tempo fa ( senza andare a scomodare gli 
imbecilli autorizzati del giornalismo borghese, del 
Pensiero debole o della Società aperta ) gente 
come Tinothy Leary : "Il tono emotivo della nuova 
filosofia sarà edonistico, estetico, senza paura, ot- 
timistico, umoristico, pratico, scettico. Ora noi 
stiamo vivendo un periodo di attesa, silenzioso e 


preparatorio. Tutti sanno che qualcosa sta per 
accadere. Il cambiamento sta per accadere. I semi 
degli anni Sessanta sottoterra hanno fatto radice" 
(13). Già, i semi del bombardamento aereo inten- 
sivo e dell'escalation a colpi di napalm e defo- 
glianti.. 

Le realtà virtuali - o, come le chiama 
Myron Krueger, "realtà artificiali" - sono l'oggetto 
del desiderio su cui la neopsichedelia cyber, fin 
dagli interventi di Leary sull' Antologia cyberpunk 
(pagg. 147-174), ha costruito la sua precaria wel- 
tanschaaung. 

Bisogna stare molto attenti, quando si cri- 
tica l'approccio mistico di Leary, di Jaron Lanier o 
di Elèmire Zolla ( Cfr. Uscite dal mondo. Adelphi, 
Milano 1992 ), a non demonizzare la realtà virtuale. 
Il rischio è di porsi sullo stesso piano di chi demo- 
nizzò la radio o il cinema; come scrisse Benjamin 
riguardo alle posizioni sul cinema di Georges 
Duhamel (“un passatempo per iloti, una distrazione 
per creature incolte, miserabili, esaurite dal lavoro, 
dilaniate dalle loro preoccupazioni..., uno spetta- 
colo che non esige alcuna concentrazione, che 
non presuppone la facoltà di pensare..., che non 
accende nessuna luce nel cuore e non suscita al- 
cuna speranza se non quella, ridicola, di diventare 
un giorno, a Los Angeles, una star"), "si tratta in 
fondo della vecchia accusa secondo cui le masse 
cercano soltanto distrazione, mentre l'arte esige 
dall'osservatore il raccoglimento" (14). Certo per 
chi espone una critica élitaria e aristocratica, sui 
lunghi periodi è più facile avere ragione. Ma è un 
clamoroso trappolone: Adorno dichiarò di odiare il 
jazz, e ascoltando tutto il jazz inutile e sciacqua- 
coglioni che oggi riempie le irritanti rassegne estive 
verrebbe voglia di associarsi al suo giudizio. Ma il 
punto è che, dal nostro "eterno presente" spetta- 
colare, l'unico modo per vedere lontano è guardare 
al passato, e un reazionario finisce sempre per 
sembrare lungimirante. 

La realtà artificiale in sè non è nulla di 
esoterico, nulla più che "un mondo grafico imma- 
ginario in cui una persona usa l'intero corpo per 
partecipare a una esperienza creata dal computer". 
Non è una tecnologia cattiva nè "l'LSD degli anni 
novanta". E' semplicemente un mezzo che il capi- 
tale userà per addestrare la percezione sensoriale 
alle sue nuove esigenze, verso l’ennesima socia- 
lizzazione coatta deH'immaginario, e che i soggetti 
conflittuali in qualche modo piegheranno ad altre 
esigenze, quelle di una comunicazione "altra" e 
sperabilmente incontrollabile. Ogni cinema trova un 
Vertov, le cui trovate saranno però espropriate e 
rifunzionalizzate da una Hollywood. 


22 



E non si dica che il paragone con i prece- 
denti media non calza, in quanto la tecnica odierna 
sarebbe più interattiva e "demassificata": infatti va 
detto che 

a) l'interattività è qualcosa che riguarda il 
contesto, il canale e il codice di un atto comunica- 
tivo. Il ricettore può farsi emittente revertendo il 
flusso, cioè può interagire tramite il canale, ma ri- 
mane subordinato al dominio del codice mediale al 
cui interno avviene l'atto. In più il canale è immerso 
nel contesto della comunicazione - che è poi 
l'insieme delle presenti relazioni sociali -, contesto 
che determina il codice e viene retrodeterminato da 
quest'ultimo. Si tratta di quella reversibilità sul cui 
calcolo e previsione si è fondata la cibernetica, e 
che ben poco ha a che fare coi rizomi e con la li- 
bertà del comunicare; 

b) in più, il concetto di fondo continua ad 
essere quello dell"'effetto di realtà"; su di esso si 
basò l'impatto del cinema muto sul costume e sulla 
cultura all'inizio del '900, su di esso si baserà 
quello della realtà artificiale negli anni a venire. A 
questo proposito non va dimenticato che, per la 
poco allenata percezione degli spettatori 
dell'epoca, i primi televisori erano, anche se in 
maniera decisamente poco elastica, "interattivi". 
Quando l'annunciatrice diceva "buonasera", molti 
tra i più anziani rispondevano salutando a loro 
volta. Non c'è nulla di ridicolo o di stupido in que- 
sto: forse in futuro, nel ricordo, sembrerà irresisti- 
bilmente comico il Dataglove, gente che, indos- 
sando occhialoni e guanti, trovava straordinario 
compiere azioni comunissime come sollevare bic- 
chieri, far rimbalzare una palla, fare quattro passi in 
una stanza. 

L'approccio cyberpsichedelico serve ad attutire 
l'impatto dell'esperienza, a farci dimenticare che 
l'orlo del baratro è vicino, a spacciare pace sociale; 
esso nega la corporeità e descrive un'umanità di 
burattini ovunque il mutamento collida con l'ultima 
irriducibilità del corpo a merce, onde prevenire e 
impedire il prodursi di una soggettività portatrice di 
cambiamento. Solo sulla riconquista dell'esperìre, 
delle sofferenze e delle gioie, deH'impatto imme- 
diato con gli accadimenti, potremo ricostruire un 
percorso di liberazione. 

E' bello essere uomini liberi: i Fuzztones rove- 
sciano sul pubblico "Blackout at Gretely" , i Cavalla 
Cavalla suonano "Oransodoma" e seppelliscono 
definitivamente il comuniSmo novecentesco, si 
estende la lotta per la liberazione dei prigionieri 
politici, i sieropositivi occupano le USL, una società 
segreta di untori transmaniaci semina riots nelle 
città, Bertinotti si rivela per il pompiere che è, la 
gente una mattina si sveglia e realizza che mafia e 


stato sono la stessa cosa. Dobbiamo agire perchè 
la vita sia questa. La vita può e deve essere que- 
sta. La vita E' questa, non sprecatela coi ciarlatani. 

R.B., ECN Bologna, estate 1992 

Thanks to Enrico (MO), Enrico (GO) e Antonio (PS) 


NOTE. 


1) Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la 
morte. Feltrinelli 1979, 1990. 

2) Da parte di molti marxisti, la fiducia 

neH'inevitabile contraddizione tra rapporti di pro- 
prietà e forze produttive è proseguita anche pa- 
recchio tempo dopo che il "capitalismo organiz- 
zato" si era rivelato come immensa macchina di 
recupero e seduzione. Un'elaborazione teorica al- 
trimenti esplosiva come quella di H. M. 

Enzensberger sui media ( Palaver - considerazioni 
po l ili c he, Einaudi, Torino 1976 e Per non morire di 
televisione. Lupetti & Co., Milano 1990 ) è stata 
attenuata nella sua radicalità proprio da questa 
impostazione apologetica. Trappolone in fin dei 
conti INEVITABILE per chi ha continuato, anche 
dopo i sismi degli ultimi decenni, a vedere la so- 
vrastruttura come epifenomeno arrancante nel 
solco tracciato dalle forme di produzione, come 
sfera accessoria di queste ultime anziché come 
loro parte integrante. 

3) Encyclopèdie des Nuisances, Indirizzo a tutti 


sopprìmerle, a cura dì Joe Fallisi, Nuova Ipazia, 
Ragusa 1991. 


4) cut-up: Braverman, op. cit.; A. Negri, Fabbriche 
del soggetto . XXI Secolo, Carrara 1987; R. Neville, 


23 



Plavpower - dentro e dopo runderqround . Milano 
libri, 1971; G. Debord, La società dello spettacolo . 

5) Cfr. T'oscura euforia dei viceversa", file 
Finesoc.doc ECN marzo 1992; le provocatorie 
boutades contenute in quell'articolo erano un modo 
di porre questo dilemma: come riappropriarsi del 
mondo senza ereditarne tutto lo schifo? Non basta 
espropriare l'esistente: se la nuova dimensione 
sociale della produzione e l'esplosione della tradi- 
zionale dialettica lotte operaie-sviluppo capitali- 
stico hanno reso superflua la fase della transizione 
e del socialismo, allora il progetto di espropriazione 
deN'economia in direzione di un semplice cambio di 
redini ( l'idea otto-novecentesca della rivoluzione ) 
merita di essere relegato nei manuali di storia del 
pensiero filosofico: l'economia non va espropriata, 
l'economia deve estinguersi, al pari dello Stato e di 
tutto il sistema di rappresentazioni. 

6) Marco Phiiopat, “Katodika 2", su "Decoder" n.7, 
Milano, luglio 1992. 

7) Sui fini di questo revival, cfr. Riccardo D'Este, 
“Quando l'oro si trasforma in carbone", su 
"invarianti" n. 17-18, Roma, estate-autunno 1991; 
Joe Fallisi, Dialogo tra due amici che non dimen- 
ticano. Nuova Ipazia, Ragusa 1990; tali operazioni 
di recupero erano state previste e descritte dali'I.S. 
nel suo ultimo documento La véritable scission 
dans rintemationale. Champ Libre, Paris 1972, 
soprattutto ai punti 25-34, dove si tratta della di- 
sinformazione "pro-situ", antesignana di ogni 
messa a profitto della critica allo spettacolo ( 
l'esempio più penoso sono i programmi TV dell'ex- 
pro situ Antonio Ricci, da "Drive In" a "Striscia la 
notizia"). 

"Il fallimento della maggior parte dei situazionisti è 
un fallimento per capire la natura della catastrofe e 
scorrere con la crisi, il panico può essere un in- 
credibile energizzatore" ( Mark Downham, 
A n tolo g ia cy ber punk , cit.). 

8) Cfr. tre scritti molto diversi tra loro ma significa- 
tivamente contemporanei, come il mio “Critica della 
metrofaga", su “La contraddizione", n. 21, Roma, 
dicembre 1990 , quello di Andrea Colombo, 
"Lavorare per videodrome", su "Luogo comune" 
n.2, Roma, gennaio 1991 e "Cyber.doc" su 
"Autonomia" n.48, Padova, dicembre 1990. 

9) Riccardo Paccosi, "Ecocidio e gratuità", sul n.2 
de "L'ammutinamento del pensiero a bordo 
deH'Enterprise nel suo viaggio di avvicinamento al 
pianeta virtuale", Bologna, giugno 1992. 


10) Mario Perniola, La società dei simulacri . 
Cappelli, Bologna, 1 980. 

11) Cfr. intervista a John Perry Barlow, su 
"Decoder" n.7, cit. 

12) cfr. anche La pantera e il rizoma . A/traverso, 
Bologna 1990; Il paradosso della libertà . Agalev, 
Bologna 1 990. Ma la vera "chicca" è la prefazione 
del Berardi al libello Cancel & Più cyber che punk 
(A/traverso, 1992), nel quale viene riscaldata per 
l'ennesima volta la solita minestra, e molti testi 
vengono presentati come inediti pur non essendolo 
( un breve e insignificante Guattari già uscito sul 
n.1 di “Ario"; un raccontino di Bifo già proposto in 
altre salse col titolo "Sottrarre" e qui ribattezzato 
"Cancel"...) forse perche' sfuggiti ail'attenzione 
della massa ma non certo a quella del vostro affe- 
zionatissimo e implacabile. 

Per tornare alla prefazione, in essa il confusioni- 
smo tocca il suo apice: partendo dall'erroneo pre- 
supposto che i situazionisti negassero qualsasi 
compenetrazione o indecidibìlità tra la realtà e la 
sua rappresentazione spettacolare - mentre la cri- 
tica radicale all'ideologia, in Debord come in Marx, 
non concepisce quest'ultima unicamente come 
"falsa coscienza", ma come la generalizzazione e 
imposizione di una realtà parziale -, Bifo arriva a 
compiacersi dei fatto che "negli anni settanta ii si- 
tuazionismo (sic!) [abbia] letto Heidegger"; il signi- 
ficato di questa oscura e ridicola frase è spiegato 
poco dopo: Baudrillard, con le sue teorie sulla si- 
mulazione e suH'iperrealtà, avrebbe permesso al 
"filone situazionista" di abbandonare ii suo hege- 
lismo. Naturalmente non c'e' mai stato alcun situa- 
zionismo o filone situazionista, è esistita 
un'internazionale Situazionista con la quale in ogni 
caso Baudrillard non ebbe nulla a che fare. Ma che 
importa? Ciò che conta è buttare nel pentolone 
tutto quanto capiti per le mani o sotto gli occhi, 
cercando di rimanere impeccabili... 

13) Timothy Leary, "I germi degli anni sessanta", 
su Antologia cyberpunk, cit. 

14) Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca 
della sua riproducibilità tecnica. Einaudi, Torino, 
1966. 


24 



11 File : RISPARB.DOC 


Deiretico-olismo: sullo scritto di R.B. per ECN 
Bologna - "KILLING Technology Tra 
Apocalissse e Mito dell'Età' deH'Oro" 

Ce' un passaggio centrale nel libretto, a 
mio avviso, tipico di un certo misticismo che da piu' 
parti nella sinistra libertaria ed autonoma sta fa- 
cendo strada, ma che credo rifletta 
un'impostazione invece pienamente derivata dal 
postmodernismo - egemonia del presente e esau- 
rimento della Storia - nonché' da un discutibile ot- 
timismo (volontaristico) che accomuna le sue po- 
sizioni a quelle di stampo "New Age“ (che R.B. 
paradossalmente vorrebbe criticare). Eccolo; “Oggi 
non c'e' piu' alcuna barriera tra produzione, ripro- 
duzione e consumo o tra lavoro produttivo, lavoro 
improduttivo e ’non-lavoro"'. Va detto immediata- 
mente che queste parole hanno una certa base 
teorica consolidata all'Interno delie lotte ma e' una 
base - nelle migliori istanze - consapevole del suo 
essere nello stesso tempo consolidata (nel dibattito 
attorno al General Intellect) e aleatoria o in via di 
continua rielaborazione, data la rapida ristruttura- 
zione in peggio del rapporto odierno del lavoro 
ancora in atto nell'Occidente (la quale usa come 
punto di partenza - facendo le dovute modifiche - 
la prassi già' stabilita in Giappone: nella forma 
della Quanta' Totale, della flessibilità', dei just-in- 
time, dei Comitati di Qualità', del Toyotismo, 
dell'indotto, della precarietà', della mobilita', delia 
crescente insicurezza sul posto del lavoro ecc., in 
una cornice di riconfigurazione -per mezzo del 
Nuovo Ordine Mondiale, FMI, Banca Mondiale, 
Uruguay Round QATT ecc. - della divisione del 
lavoro mondiale). Per R.B., invece, sembra che il 
mondo del lavoro rappresenti un semplice variabile 
culturale (e quindi ponibile sullo stesso livello di al- 
tri variabili sociali legati a modelli di consumo) (1): 
altro che “andare alle radici dei rapporti del lavoro 
per giudicare del grado democratico di una so- 
cietà" ! (2). O forse quest'ultimo approccio non e' 
mai servito? "Pecca d'astrazione - afferma R.B. - 
quell'analisi che pretende di esaminare il processo 
produttivo strictu sensu". E sul piano metodologico 
ribadisce, postmodernamente: "Non vi e' piu' alcun 
strictu sensu". 

Il mito del "postindustriale" e' incentrato 
sulla "immaterialita"'. Questa immaterialita' consi- 
sterebbe nella sostituzione, in "mancanza" del re- 
ferente del bisogno fisico, della egemonia della 
produzione materiale, con quella della produzione 


intellettuale od immateriale. Per una sorte di ipo- 
stasi, tale sviluppo trascenderebbe lo stesso con- 
cetto del lavoro e permetterebbe la costruzione di 
una nuova cosmologia del sociale. 

Se il sociale viene considerato mcluha- 
nianamente come un messaggio indiscrimato 
all'interno del quale, olisticamente, non esistono 
piu' cesure o dislivelli sui quali operare criticamente 
(nel esplicito rifiuto della posizione per cui i modelli 
di consumo e del comportamento risultano deter- 
minati dai modi di produzione), credo proprio che 
non Sara' affatto possibile, nelle parole del nostro, 
"impadronirsi del presente senza rimanervi conge- 
lati dentro" (3). Il rifiuto del lavoro non comporta 
affatto - come credono troppi compagni - il rifiuto 
dell'analisi del lavoro. 

Proporre “una adesione piena ai linguaggi 
della communicazione informatizzata e spettacola- 
rizzata, ma tentando di scioglere il nesso tra quei 
linguaggi e la loro messa a profitto" (Andrea 
Colombo) senza tener conto del ruolo determi- 
nante del lavoro - cioè' in mancanza di strategie 
determinanti - non significa altro che appellarsi 
pericolosamente al puro volontarismo. 

S.S. per ECN Bologna - 29.8.92 


Note: 


(1) E' un'idea che richiama il proto-socialismo 
ottocentesco quella dell'individuazione del terreno 
del cambiamento sociale puramente e semplice- 
mente in termini di distribuzione/appropriazione nel 
sociale dei beni (senza considerare il modo di 
produzione degli stessi), sia pure che le conside- 
razioni di R.B. si concentrino su aspetti di distribu- 
zione / appropriazione non tanto quantitativi quanto 
qualitativi. 

(2) Sergio Bologna, "Problematiche del lavoro 
autonomo in Italia (I)", Altre Ragioni: saggi e docu- 
menti, n. 1, 1992 

(3) Scrive R.B.: "thè medium is thè message - 
e su questo dovremmo ormai essere tutti 
d'accordo". L'affascinate slogan, "thè medium is 
thè message", ha avuto il merito di spostare a 1 80 
gradi l'intero discorso sui mass media dell'epoca 
("antediluviano" siamo d'accordo) dal puro conte- 
nutismo verso un'ottica formalistica. Tale nuovo 
approccio e' stato potenziato sinergicamente dallo 
sperimento semiologico. Sull'inconcludenza, sulla 
genesi culturale di matrice sudista e romantico- 
nostalgica del pensiero di McLuhan e 


25 




sull'infondatezza dei presupposti fisiologici e psi- 
cologici sull'atto percettivo da lui proposti cfr. 
Jonathan Miller, McLuhan, Fontana Modern 
Masters, Fontana/Collins, Londra, 1971. La scuola 
del wishful thinking di McLuhan e' tuttora viva nella 
cultura borghese (p. es. Joshua Meyrowitz, "The 
Impact of Electronic Behaviour on Social 
Behaviour", Oxford University Press, New York, 
1985); l'operato "significativamente contempora- 
neo" di Pietro Bologna incalza perfettamente le 
strade percorse da Meyrowitz, di esplicita estra- 
zione macluhanesca. Barcellona descrive la so- 
cietà' odierna nei seguenti termini tecnocentrici: 
"La destrutturazione dello spazio, del luogo citta', e 
l'estrema accelerazione dei tempi che e' simboli- 
camente e praticamente rappresentata dalla velo- 
cita' dei flussi informazionali dell'universo telema- 
tico fanno precipitare la vecchia citta' in un conti- 
nuum senza confini, immagini e prestazioni tra- 
smigrano a velocita' angeliche da un punto all'altro 
del pianeta, il lavoro non ha un punto definito e 
neppure il comando (...) il mondo della produzione 
del senso, della vita e delle relazioni interpersonali, 
individuali e collettivi, precipita nella confusione 
delia mancanza di confini, di determinazioni spa- 
zio-temporali" (sottolineatura mia, S.S.) (citato da 
S. Bologna op. cit.). Pietro Barcellona, secondo 
Sergio Bologna: "fonda la sua analisi sulla com- 
plessità' sociale, mettendo l'accento sulla (...) fine 
della base materiale ed organizzativa della solida- 
rietà' cogliendo pero' soltanto l'implosione della 
fabbrica fordiana, non la sua riscostruzione 
nell'impresa a rete, l'implosione dei legami sociali, 
senza specificare quali tipi di legami nuovi si sono 
andati ricomponendo; non a caso egli enfatizza il 
momento di consumo ("visibilità' dei bisogni") e non 
quello della produzione di merci e servizi" . R.B., 
infatti, enfatizzando il momento del consumo (vedi 
nota (1)), considerandolo momento privilegiato di 
lotta, tenta di salvare capri e cavoli recuperando 
per uso rivoluzionario paradigmi tipici della odierna 
cultura borghese e di impresa come in tutto simili a 
quelli proposti da Barcellona, non sapendo, forse, 
che la contestazione non va appiccicata (con un 
semplice "ma contro") su basi teoriche come quelle 
elaborate dagli intellettuali vicini al potere a scapito 
da quelle elaborate all'interno delle lotte. Le analisi 
politiche del presente e delle prospettive per il fu- 
turo che non riconoscono la centralità' del lavoro e 
delle relative lotte o che non si ricollegano in ma- 
niera articolata con esse, nel tempo, al di la' dei 
contenuti espressi e al di la' di ogni "significativa 
contemporaneità'" di istanze, non possono che ri- 
velarsi intimanente compatibili , o, per lo meno, 
suscettibili alla sussunzione reale (p. es. il movi- 
mento hippy, l'underground ecc.). 


12 File : 2RISPASS.DOC 


SULLO SCRITTO DI S.S. PER ECN BOLOGNA 
"DELL'ETICO-OLISMO" 

6) La foga con cui S.S. mi attribuisce idee 
e ragionamenti che non mi sono mai sognato di 
condurre non può che mettermi in una difficile 
condizione: questa mia replica assumerà inevita- 
bilmente un tono difensivistico e quasi "filologico", 
eccessivamente attaccato alle formulazioni di 
KILLINQ TECHNOLOGY, ma poiché 
l'estrapolazione di alcune frasi ha portato ad un 
fraintendimento dell'intero testo, ogni mio tentativo 
di "indurre", di spostare anche di poco la prospet- 
tiva, sembrerebbe un implicito riconoscere la pun- 
tualità della critica di S.S. 

Critica che immagino invece diretta non a me, 
bensì tramite me - quindi con un calcolo balistico 
viziato dal principio - ad un certo intransigente 
immaterialismo, a quel "postmoderno 
d'opposizione (?...)" che anch'io mi onoro di abor- 
rire. 

5) Difatti, chiunque vada a ri-leggersi 
KILLING TECHNOLOGY non vi troverà alcuna 
apologia deH'"immateriale". Anzi, vi troverà rigettata 
qualsiasi impostazione che stabilisca una rìgida 
dicotomia tra materialità e "immaterialità" (parola 
oribile che la tirannia del senso comune mi obbliga 
ad usare anche se temporaneamente e a malin- 
cuore). Proseguendo, s'imbatterà nel rifiuto delle 
escatologie redentive e palingenetiche (nessun 
mito dell'Età dell'oro) e nel conseguente invito a 
seguire con iucidità "la terribile avventura del la- 
voro vivo", senza rannicchiarsi tra le righe dei testi 
sacri (i Grundrisse non sono le centurie di 
Nostradamus). Non vedo quindi come si possa de- 
finire "ottiMISTICO" e “volontaristico" un atteggia- 
mento che è invece di radicale disillusione. 

4) Affermare che la produzione da tempo 
non è più confinata tra le pareti dell'officina bensì è 
divenuta "sociale" significa scrivere un'owietà 
quasi tautologica, ben trent'annì dopo quello che 
scriveva Mario Tronti in Operai e capitale ("Il pro- 
gresso crescente della socializzazione capìtalisitca 
porta se stesso a un punto in cui la produzione del 
capitale deve porsi il compito di costruire un suo 
tipo specìfico di organizzazione sociale. Quando la 
produzione capitalistica si è generalizzata all'intera 
società - l'intera produzione sociale è diventata 
produzione del capitale - , solo allora, su questa 
base, nasce come fatto storico determinato una 


26 




vera e propria società capitalistica. Il carattere so- 
ciale delia produzione si è esteso a tal punto che 
l'intera società funziona ormai come momento 
della produzione", Einaudi, p. 67). Con la sussun- 
zione reale NON CE' PIU' UN "SENSO STRETTO" 
DELLA PRODUZIONE: "vale a dire che ogni ele- 
mento dello sviluppo sociale è qui compreso ormai 
nella totalità della circolazione delie merci: questa 
comprensione rende evidentemente produttiva 
tutta la società, ma nello stesso momento in cui 
opera in questo senso, toglie la specificità dei 
produrre, la oblitera espandendola in ogni dire- 
zione, la rende uguale a tutto ciò che esiste, li pa- 
radosso è solo formale: sostanzialmente il suo si- 
gnificato è che tutto ciò che esiste è capitalisti- 
camente produttivo, ma produttivo dentro una de- 
temiinata relazione di sfruttamento" ( Antonio 
Negri, Fabbriche del soggetto, XXI Secolo, Carrara 
1987, pag.42). Su un diverso versante del movi- 
mento reale sovversivo nell'ultimo trentennio, 
quello rappresentato dalla critica radicale, sìtua- 
zionista, negazionista, dapprima il concetto di 
"spettacolo" ha reso conto - con la potenza del 
"linguaggio insurrezionale" - di trasformazioni ir- 
reversibili; su questa base si è tentato di delineare i 
contorni dell' "utopia capitalista", il superamento 
dell'economia polìtica nel farsi-lingua e farsi- 
mondo del capitale, nel suo dominio reale ( cfr. G. 
Cesarano, Critica dell'utopia capitale. Varani 
Editore, Milano 1979 ). Da tempo si è affermato 
che NON CE' PIU' ALCUN STRICTU SENSU; 
dov'e' il misticismo postmodernista denunciato dal 
compagno S.S.? 

3) E prima ancora: chi ha mai sostenuto 
l'inutilità di una analisi sulle condizioni del lavoro? 
L'esortazione ad "esplorare la fabbrica sociale" ( 
come può S.S. negare che oggi "lavoro" non è solo 
la prestazione d'opera individuale, ma anche e 
soprattutto, l'"opus collettivo", la cooperazione so- 
ciale sottomessa al ciclo delle merci? ), contenuta 
e messa bene in rilievo in KILLING 
TECHNOLOGY, che altro poteva mai significare? ( 
ma tra comunisti non dovrebbe esserci neppure il 
bisogno di ribadirlo! Dove mai ci siamo infognati, 
zio cane?) 

2) Infine, è fuori luogo affermare che il mio 
ragionare fosse condotto puramente "in termini di 
distribuzione/appropriazione dei beni, senza con- 
siderare il modo di produzione degli stessi". So che 
è inelegante, ma inviterei gli interessati/e a ri- 
leggersi i punti III e lll/a del mio Psicogeo.zip ("Il 
discorso dell'ordine e l'autonomia virale", su 
"Invarianti" n. 19-20, inverno 1991-92). 


1) Appurato dunque che il compagno S.S. 
ha scambiato le mie posizioni per quelle di qual- 
cun'altro *,sono d'accordo con la sua critica 
all'atteggiamento etico-olistico - se ho ben capito 
di che si tratta... -, che trovo non in contrasto col 
mio discorso contro la cyberpsichedelia. 

R.B., ECN Bologna 1/9/1992 


* Il fatto che in alcune mie cose io abbia citato 
Pietro Barcellona (cfr. LASTWORD.ZIP) non signi- 
fica certo che le mie posizioni siano simili alle sue, 
ma non vedo perchè, nel rimproverare a P.B. la 
sua visione "tecnocentrica", non si debba ad un 
tempo considerare interessante e nient'affatto 
dissennata la sua critica alla Teoria dei sistemi. Il 
fatto che Barcellona sìa un ex-membro del CSM 
ed un riformista non è in questo caso il dato più ri- 
levante, e comunque non esclude che io possa 
prendermi dai suoi libri che giudico utile. 


27 



13 File : METICCIA.ZIP 


CONTRO IL DIFFERENZIALISMO 
IDENTITARIO 

PER UNA DIASPORA NECESSARIA, 
PER UN METICCIATO 
ossia: per il comuniSmo. 

giugno 1992 


Trovare la reale identità' sotto l'apparente 
dHferenzìalismo e contraddizione e trovare la so- 
stanziale diversità' sotto l'apparente identità'". 
(Antonio Gramsci) 


Di fronte alia strage del Golfo l'Occidente si 
e' trovato compatto come mai era successo nella 
storia. 

Di questo Occidente facevano, fanno, parte anche 
gli stati arabi che con esso si sono schierati (non 
che l'irak sia realmente l'antioccidentel); detto 
questo viene da chiedersi se si possa ancora indi- 
viduare qualcuno, qualcosa, che si possa dire 
"fuori dall'Occidente", dalle sue logiche e dai suoi 
valori. La fine dell'apparente conflitto Est-Ovest 
perche' in realta' si e' trattato di un antagonismo 
puramente formale, visto che sotto alla "veste" del 
blocco socialista contrapposto ad un blocco occi- 
dentale si e' celato per decenni l'annientamento 
per fame e la distruzione di popoli interi. Questo 
falso conflitto ha nascosto fino ad oggi la comple- 
mentarità' e la complicità’ volta a consolidare su 
scala planetaria una dominazione comune, sulla 
divisione del lavoro e il suo sfruttamento; si diceva 
che la fine di questo apparente conflitto Est-Ovest 
(non comuniSmo- capitalismo!), la fine di questa 
"immagine" ha determinato la fine di ogni alterna- 
tiva al modello vincente. 

Finita, perlomeno fatta fruire come finita, ogni pos- 
sibilità' di alternativa all'esistente, ecco che 
l'esistente si impone come natura, come un 
Monarca Assoluto. 

Quella che vorrebbero finita e' la possibilità' di so- 
gnare, di sperimentare, la fine di ogni utopia e la 
resa incondizionata al "reale", o meglio, alla 
"rappresentazione del reale" che soltanto i vincitori 
possono dare. 


"una volta, infatti, che il diritto rivoluzionario 
sia morto, sia fuori che dentro l'Occidente, do' che 
resta e' appunto il diritto naturale, che, com'e' ov- 


vio, coincide ne'piu' ne' meno con il diritto del piu' 
forte." 

scrive Asor Rosa nel suo libro "Fuori 
dall'Occidente". 

Nel momento che, anche se a livello di pura rap- 
presentazione, cade la dialettica, l'antagonismo tra 
modelli contrapposti, l'Occidente, il vincitore, fa 
coincidere natura e storia. In tal modo la giustizia 
viene a coincidere con la legge del vincitore. 

Se prendiamo in esame i quotidiani, video e su 
carta stampata, del periodo del massacro del 
Golfo, ci troviamo di fronte alla giustificazione di 
tale strage grazie al semplice far coincidere la 
Legalità' con la Giustizia, la giustizia dell'ONU con 
la Giustizia tout court. L'egemonia economico- 
ideologica consente di fatto un egemonia anche 
sul piano legiferante ed etico. Cadono le aggetti- 
vazioni e si instaurano le assolutizzazioni; 
Giustizia, Legalità'... diventano i nuovi ter- 
mini.. .termini che se non aggettivati sono pure nul- 
lità'. 

Ecco che il Sovrano-Assoluto-Occidentale si ar- 
roga, ha, il diritto naturale di non accettare ordina- 
menti (anche se localmente limitati) diversi dal 
proprio. 


7/ messaggio scaturito dalla guerra del 
Golfo ha valore anche retroattivo: oltre a edificare il 
presente e il futuro costruisce, correggendola, la 
storia. (...) In questo modo, a voler essere esatti, 
non e' solo la guerra del Golfo ad essere (a poter 
essere) riletta In linguaggio diverso, ma - su, su, 
su - tutto, fino alla bomba di Hiroshima, fino alla 
conquista del West, fino all'ormai collaudata im- 
presa di Colombo il cui senso risulta chiaro e 
lampante soltanto ora..." 
continua Asor Rosa; 

quindi occidentalizzazione come effetto provviden- 
ziale compiuto cinquecento anni orsono. 

... e infatti l'Occidente celebra e festeggia i cin- 
quecento anni... di un genocidio! 

La legge del vincitore sta diventando etica a livello 
mondiale! 

Questo Occidente e' riuscito a trasformare, perche' 
non può' e non potrà' mai "riconoscere", accettare 
l'alterita', l'altrui diversità', dicevamo e' riuscito a 
trasformarla-in-Occidente, ad assimilarla negan- 
dola. 

Se vogliamo un esempio macroscopico di questo, 
prendiamo il "caso ebraico"; dopo il tentativo oc- 
cidentale, visto che comunque si e' trattato di una 
variante dello stesso sistema capitalista, di matrice 
nazista di sterminare il diverso, colui che non e’ 


28 




assimilabile, l'ebreo; ecco che lo stesso occidente, 
sotto forme piu' "moderne", piu' "funzionali" si lava 
le mani dalle colpe dell'Olocausto stanziando 
l'ebreo nel bel "mezzo" del mondo arabo renden- 
dolo ad esso "estraneo" in quanto baluardo 
dell'Occidente nel cuore della "resistenza" 
(all'occidentalizzazione) araba. 

Quei che faceva dell'ebreo qualcosa di non assi- 
milabile, di non- occidentale, di essere errante, 
diverso ma presente ovunque, tutto questo e' stato 
fatto rientrare nel mito sionista del "ritorno", del ri- 
torno alla Identità' ebraica che esige ora confini e 
frontiere. 

La mina vagante del diverso e' stata cosi' azzerata, 
e' stata riassorbita ia differenza! Ancora una volta 
si e' "scambiato" il concetto di diversità', di erranza, 
di non-essere, di differenza come nomadismo 
senza mai riconoscersi nel mucchio, di incompati- 
bilita', con la chiusura identitaria servile. 

Ancora una volta il cancro del differenzialismo 
identitarie. Dalla liberta' di “non-essere", di "non- 
identificarsi", di essere "in-compatibile", si e' pas- 
sati all"'Essere", alia "Identificazione", alla 
"Compatibilita"'. 

Se prima i confini erano i nemici, ora i confini di- 
ventano il valore da difendere. 

Se vogliamo un esempio piu' ristretto di identita- 
rismo come fine di una possibilità' di superamento, 
di andare oltre l'esistente, possiamo analizzare un 
paio di casi di "sottoculture giovanili". 

Se il punk aveva avvicinato il sotto-proletariato 
giovanile inglese al mondo immigrato giamaicano- 
caraibico, unendoli in un comune rifiuto alle regole 
di "questo mondo", altre sottoculture giovanili 
hanno avuto l'effetto opposto. Nel caso dei bianchi 
skinheads che rivendicando una appartenenza alla 
"mitica" working class bianca locale, hanno attinto 
a quanto di peggio essa aveva secolarmente pro- 
dotto (non interessano QUI le cause storico- 
economiche): xenofobia, razziso, maschilismo. 
Tanto il punk era negazione, quanto lo skinhead e' 
accettazione, riconoscimento dell'esistente o del 
"mitico" passato che, in quanto mitico, coincide in 
sostanza con quanto il presente ha costruito come 
passato. 

Dal "senza tetto ne' legge", dal "cittadino del 
mondo" all'identificazione con un colore della pelle, 
con una bandiera nazionale, con una curva di sta- 
dio, con un quartiere... tutto intrinso di immobilita', 
di fissità', separatezza e delimitazione. 


I mass media, la fabbrica del consenso, del 
differenzialismo identitario o dell'omologazione 
(che sono la stessa cosai); "costoro" costruiscono. 


modificano, espropriano e ridistribuiscono modalità' 
di conoscenza e di fruizione del mondo che ci cir- 
conda. Impongono l'adesione al concetto di 
“occidentalita"' e al contempo (e a tal fine) svilup- 
pano strategie atte alla creazione di micro identità' 
ermetiche. 

Il linguaggio dei media diviene la forma e il mezzo 
neccessario all'immobilità' del sistema. 

Se con il termine "conoscenza" intendiamo riferirci 
ad "un qualche cosa" che ha a che fare con il 
concetto di "pertinenza", oltre a quello di "verità'", 
possiao desumere che la conoscenza del mondo 
che ci circonda ha in se' una componente dipen- 
dente dal soggetto, dai suoi fini. 

Nell'epoca del capitale alla sua fase spettacolare, 
l'autodeterminazione dei propri interessi, dei propri 
fini, da parte del soggetto e' messa in discussione 
continuamente. Gli interessi del soggetto hanno a 
che fare (non in maniera totale, ovvio!) con gli in- 
teressi sovradeterminati dai mass media. 

Il capitale dispone oggi dell'ordigno piu' potente 
che abbia mai avuto; ha la capacita' di odificare- 
creare MODALITÀ' DI FRUIZIONE controllate sul 
"pubblico"; capacita' quindi di imporre modalità' di 
"conoscenza". La neccessita' di riappropriarsi 
dell'agire comunicativo ai fine di trasmettere co- 
municazione e conoscenza "altra", "contro", strut- 
turarsi in modo di rompere, sabotare, la media- 
zione deH'informazione del capitale che tende alia 
alienazione atomizzante (e assolutistica) finalizzata 
alla trasformazione della società' in una moltitudine 
atomizzata ed incomunicante, questo diventa un 
compito prioritario di tutti i movimenti anticapitalisti 
(in definitiva). 

Tutto questo deve essere fatto con la consapevo- 
lezza del rischio che si corre nel "creare", rischio di 
mettere su di un piatto d'argento materiale che il 
capitale potrà' poi espropriare per servirsene come 
arricchimento. Qui deve subentrare la capacita' di 
"separatezza", di "autonomia", certo ii "rischio" di 
essere espropriati da parte del capitale non viene 
meno... ma finalizzare la contraddizione alla rottura 
della dialettica "lotta operaia/sviluppo capitalistico", 
e quindi alla possibilità' di rompere, deve essere 
osato! 

Ciò' che ha consentito all'Occidente di imporsi nella 
sua forma- natura non e' stato certo il venir meno 
della diversità', non sono certo venuti meno i sog- 
getti che alla sua naturalità' contrappongono 
un'"innaturalita"', anzi! (In altre parole non e' certo 
scomparsa la contraddizione!!!) Ciò' che e' suc- 
cesso e' che ii Potere Globale, il "puro comando", 
nasconde e riassorbe devianze (anche con 
l'esercito!). 

Quello che non riesce a fare con i mass media lo fa 
con l'esercito, e viceversa. 


29 



"Quando il potere risparmia l'uso delle 
armi, e' al linguaggio che affida la cura di conser- 
vare l'ordine oppressivo. La coniugazione dei due 
e' l'espressione piu' naturale di ogni potere. “ 

Con questa frase Mustapha Khayati (nella prefa- 
zione ad un dizionario situazionista “Le parole pri- 
gioniere") riassume il tutto. 

Addentriamoci pian piano nelle modalità' con le 
quali questo Occidente, questo capitale-puro, rie- 
sce ad agire nella comunicazione e 
nell'informazione. Il tutto oscillando tra 
“identificazione dell'occidentale" con gli interessi 
dell'Occidente (in realta', di PARTE di esso), e 
disseminazione di trappole di differenzialismo 
identitarie nelle quali vengono presi coloro che, 
magari in "buona fede" (...che brutto terine!...), non 
si accorgono deli'esistenza dell'amo al di la' 
dell'esca. 


Se negli anni Sesanta si poteva parlare di 
"difficolta"' che la borghesia incontrava nel definirsi 
tale a causa della trasformazione che essa stessa 
aveva attuato nei confronti del proprio nome pas- 
sando dai reale alla sua rappresentazione, oggi si 
e' ad una fase che oltrepassa la questione. 

Non si può' piu' porre la questione in tali termini 
“problematici": oggi nei paesi occidentali la bor- 
ghesia si e' estesa fino a com-prendere una buona 
fetta di sodata' a livello etico!. ..Non cresciamo in- 
fatti tutti con le stesse immagini e gli stessi conte- 
nuti televisivi?! 

Dire che non esiste piu' la borghesia equivale a 
dire che essa asiste diffusamente, che e' 
REALMENTE FRUITA, VISSUTA COME REALE 
LA SUA RAPPRESENTAZIONE; lo e' a tal punto 
che ora la difficolta' risiede nell'individuare un 
"reale" che non sia "rappresentazione di reale". 

Nel cuore dell'Europa, dell'Europa che, come af- 
ferma Derrida nel libro "Oggi l'Europa", scommette 
col termine "capitale" la propria identità': da un lato 
quella "della" capitale, della localizzazione del po- 
tere in un epoca ove le telecomunicazioni richie- 
dono un controllo, un comando da parte di un 
unico centro (i "palazzi d'inverno" assaltati nelle 
recenti restaurazioni esteuropee erano le sedi te- 
levisive; quelle erano il centro del comando nelle 
società' di "spettacolo concentrato-totalitario"), 
dall'altro lato quella "del" capitale (sia nel senso 
marxiano, sia in quello piu' ampio di proprietà', di 
eredita' da rivendicare nella costruzione della sto- 
ria), dicevamo nel cuore dell'Europa che aspira a/al 
capitale dell'Occidente (fero restando che tutt'oggi 
questo resta "patrimonio" statunitense; vedi mas- 


sacro dei Golfo) siamo entrati in quella che Debord 
definisce "spettacolo integrato"; manifesto sia allo 
stato concentrato (totalitario) che a quello diffuso 
(democratico- occidentale). 

Assistiamo al dominio del comando puro del capi- 
tale, la "mediazione" borghese e' celata, nascosta, 
allargata e quindi scomparsa, inesistente; siamo 
tutti "Occidente"! 

Afferma Baudrillard in "La trasparenza del male": 

"Il proletariato non e' riuscito a negarsi in 
quanto tale (...) non e' riuscito a negarsi in quanto 
classe. Dipende forse dal fatto che non era una 
classe, come e' stato detto, e che la borghesia 
soltanto era una vera e propria classe ed essa sola 
poteva negarsi in quanto tale. Cosa che essa ha 
effettivamente fatto, ed il capitale con lei... " 


Non penso comunque si possa dire che il proleta- 
riato "non era una classe", ritengo sia piu' corretto 
affermare che certo non era (non e') una "Classe- 
monolitica" come l'ortodossia "ML" credeva e teo- 
rizzava. 

In realta' le cose sono state molto piu' complesse, 
do' che il marxismo ortodosso non e' stato in grado 
di cogliere e' stata la "dinamicità' della classe", non 
ha compreso in sostanza do' che invece aveva 
ben compreso quello che Hanry Cleaver definisce 
“marxismo autonomo"; ossia la problenìatica della 
"composizione di classe" con tutto do' che ne 
consegue... 

Continua Baudrillard: 

"(Marx)... non aveva previsto la possibilità' 
per a capitale, di fronte a questa minaccia immi- 
nente, di transpoliticizzarsi in qualche modo, di 
mettersi in orbita ai di la' ei rapporti e delie con- 
traddizioni politiche, di acquisire autonomia in una 
forma fluttuante, estatica e aleatoria, e di totaliz- 
zare in questo modo il mondo a sua immagine." 


Come e' avvenuta questa trasformazione di par- 
ziale in totalità', di storico in natura, di borghesia in 
Cccidente? A tal proposito risaliamo alle definizioni 
di Roland Barthes riguardanti il mito contempora- 
neo. 

Per Barthes il MITO non e' un messaggio ne' un 
oggetto, ma un SISTEMA DI COMUNICAZIONE; 
tutto può' diventare mito. Si tratta di un USO 
SOCIALE che viene ad aggiungersi alla pura ma- 
teria. 

Il mito si edifica da una catena semiologica già' 
esistente, e' quindi un sistema semiologico se- 
condo. Cio'che e' segno, concetto (significatoto) + 


30 



immagine (significante), nel primo sistema, diviene 
significante nel secondo. 

Il mito trasforma una significazione già' esistente in 
una forma vuota; diventando forma, il senso si 
svuota lasciando solo la lettera. 

Nel mito il concetto deforma il senso, non lo aboli- 
sce, lo aliena: il mito e' dunque una parola definita 
piu' dalla sua intenzione che dalla sua lettera. E' 
proprio a livello di mito che viene istituita 
un'intenzione storica come naturale e come eter- 
nità', il suo fine viene ad essere quello di immobi- 
lizzare il mondo ("fine della storia"). 

La fabbrica del consenso, il mondo dei mass media 
nella sua totalità', produce miti. La questione a li- 
vello di mito non e' nel fatto di essere vero o falso, 
non esiste piu' un originale ed un referenziale, 
l'oggetto viene a perdere la "verità' anteriore", 
viene svuotato ed ecco che si fa dell'oggetto uno 
pseudo-oggetto, deH'awenimento uno pseudo- 
avvenimento, della guerra una pseudo-guerra (la 
guerra del Golfo non e' mai esistita, provoca 
Baudrillard). 

La fabbrica del consenso parte da un concetto e gli 
cerca una forma, i fruitori vivono tale mito come se 
fosse contemporaneaente una "storia vera" ed 
“irreale" (ricordiamo le nottate davanti al televisore 
all'epoca del massacro del Golfo?); cosi' facendo 
l'intenzione del concetto resta manifesta senza 
apparire interessata, causa esplicita ma bloccata in 
natura, viene cosi' vista come ragione e non come 
movente. 

La naturalizzazione delle intenzioni fa leggere il 
mito come parola innocente; si realizza il significato 
mediante il significante. 

Arriviamo ad avere una neo-realta', una rappre- 
sentazione di realta', materializzata dal medium 
stesso che parte da un oggetto reale espropriato 
della sua realta' anteriore e riproposto sotto forma 
mitica; la macchina del consenso si muove 
nell'intenzione di costruire una pelle iconica agli 
avvenimenti, di costruire rappresentazioni di realta' 
da sostituire alia realta' stessa; immagini, immagini, 
immagini... In sostanza il capitale ha avuto via li- 
bera nell'affrontare una classe proletaria diversifi- 
cata e stratificata, soltanto quando il movimento e' 
riuscito a divincolarsi dall'inquadramento partitico e 
dalla maledetta logica del "progresso" come bene 
assoluto, il capitale si e' trovato di fronte 
aH'impossibilita' di espropriare lo sfogo creativo 
messo in atto dalla autonomia di classe. 

L'apice della incompatibilita' si e' avuto nel mo- 
mento in cui la classe (a dispetto di Baudrillard) si 
e' posta al di fuori della dinamica lotte ope- 
raie/sviluppo capitalistico. 

L'autovalorizzazione, il sabotaggio generalizzato, 
la consapevolezza e la volontà' della propria au- 


tonomia, tutto questo ha messo in difficolta' il ca- 
pitale e la sua logica (impedendo ad essa di dif- 
fondersi). 

Nel momento che e' venuta eno tale spinta ever- 
siva, il capitale ha avuto buon gioco a ristrutturare il 
"Tutto", esso non si e' piu' preoccupato di negarsi 
tale ma si e' trasformato in Natura per poi 
"allargarsi" e diventare "tutto" negando necessa- 
riamente ogni possibilità' di "altro". 

Da un'operazione di naturalizzazione ad una co- 
struzione identitaria globale che tende a negare 
ogni ragione di contrapposizione di classe... 
Occidentalita' come capitalismo e sua difesa "di 
massa" contro ogni attacco "extra-comunitario". 

Gli albanesi di turno sono respinti dall'Occidente 
capitalista onnicomprensivo, la "torta" da non- 
spartire e' divenuta, neH'iaginario collettivo (e solo 
in esso), patrimonio di TUTTO l'Occidente! 

La "ricca" economia lombarda e' divenuta un pa- 
trimonio "collettivo" da difendere, collettivamente, 
contro "l'extra- ...lombardo". 

La "piu' ricca" Slovenia, Croazia... o chi di turno, e' 
divenuta patrimonio "etnico" da difendere da 
“extra..." che vorrebbero spartire la "torta". 

Si gioca, ci fanno giocare, comunque spesso gio- 
chiamo tra identità' "localistiche" ed identità' piu' 
estese, piu' comprensive (in termini quantitativi!), 
sempre credendoci parte di chi "ha da perdere" 
dalla fine o dalla mancanza di questo identitarismo 
sanguinario, separatista ed inconcludente. 


Immanuel Wallerstein afferma che se da 
un lato la divisione del lavoro produce razzismo, la 
stessa nozione di razza come segno di riconosci- 
mento e' il prodotto della nuova organizzazione 
capitalistica del lavoro. 

Etienne Balibar ("Razza nazione classe. Le iden- 
tità' ambigue") afferma che la nozione di "identità"' 
deve essere concepita in due sensi complementari: 
- I) L'identità' di razza, di nazione, di classe tutte 
prodotte dentro al sistema storico nato nel cin- 
quecento (che Wallerstein chiama "economia- 
mondo-capitalista") . 

Qui si ha una opposizione politico-culturale tra 
stati centrali e non, esiste inoltre una tensione tra 
"universalismo" e "particolarismo" ove nessuna di 
queste identità' può' essere considerata naturale 
visto che sono tutte per necessita' delle identità' 
incompiute. 

Le istituzioni tendono a fissare l'una o l'altra di 
queste identità' imponendo agli individui norme e 
forme di coscienza (di fruizione, avevamo detto 


31 



prima) che vadano in direzione di una cristalliza- 
zione-naturalizzazione dell'identità' . 

- il) identità' ambigue Balibar individua 
un'ambivalenza intrinseca ad ogni identità'; ambi- 
valenza tra istituzione del legame sociale e rifiuto 
della comunicazione, ambiguità' fra logica 
dell'integrazione al sistema e la politica 
dell'opposizione e distruzione del sistema del 
consenso. 

Balibar riconosce che sara' la congiuntura a deci- 
dere se la spinta identitaria, autoidentificataria, 
andra' nella direzione del consenso o in quella del 
dissenso. 

Nella determinazione della congiuntura, afferma 
Balibar: 

"...la coscienza di classe, le organizzazioni 
dì classe non hanno sempre giocato un ruolo rivo- 
luzionario. E' per questo che, malgrado ideologie 
apologetiche opposte tra di loro, non si può ' ne- 
anche imputare alla coscienza minoritaria come 
tale, ai movimenti di resistenza contro 
l'omologazione nel sistema mercantile, sotto la ra- 
zionalità' strumentale o formale dello stato mo- 
derno, ne' un ruolo progressivo assoluto, ne' un 
ruolo intrinsecamente reazionario, nella prospettiva 
di un allargamento delle possibilità' di liberta' e di 
autogoverno. Forse un compito maggiore nella 
nostra epoca, e qui penso al contesto europeo, agli 
effetti piu' che ambivalenti del grande santella- 
mento delle dittature del cosidetto socialismo 
dell'est, ai conflitti tra nazionalismi, regionalismi e 
movimenti di affermazione dele culture immigrate o 
extracomunitarie in Europa. Forse un compito 
maggiore sara ' sviluppare delle categorìe teoriche 
e politiche per analizzare, diagnosticare e trattare 
collettivamente l'ambivalenza dei movimenti cultu- 
rali di oggi, includendo I movimenti religiosi in odo 
similare a come, in un altra epoca, il miglior 
marxismo rivoluzionario ha cercato, e fi no ad un 
certo grado riuscito, ad analizzare e atrattare pra- 
ticamente la ambivalenza della coscienza di 
classe, quella che Gramsci chiamava economico- 
corporativa. " 


Vediamo ora, a proposito di identità' ambigue, la 
rinascita del concetto di nazione; non prima di aver 
rispolverato nella memoria quanto Friedrich 
Meincke indicava (dal punto di vista liberale) in 
"cosmopolitismo e Stato nazionele"; la centralità' 
dello scontro del desiderio di singolarità' 
(nazionale) o dell'istanza universale 
(cosmopolitismo illuminista). 

Se il concetto di "nazionalità'" in se' può' (ma 
può'?) essere considerato come concetto con- 


tradditorio, ambiguo, non intrinsecamente 
"bloccato", 

"... la rinascita del concetto di nazione, e la 
singolarizzazione degli effetti di tale riscoperta, 
sono confrontate alla particolare forma 
dell'universalità' capitalistica oggi - vale a dire al 
processo dì mondializzazione del mercato - e 
consìstono essenzialmente nel feroce tentativo di 
collocarsi (individualmente, al massimo prezzo) 
nella nuova divisione Internazionale de! lavoro." 
scrive Toni Negri (su "il manifesto" del 20/1 1/91) 

chiedendosi poi se esiste una forma di universalità' 
che si oppone alla mondializzazione capitalistica 
della dialettica nazionale. 

Altrove abbiamo chiamato in questo scritto ten- 
denza aH'assolutizzazione-occidentalizzazione e 
"micro" differenziali- smi identitari, questi due ter- 
mini. 

Negri individua la tragedia dell'idea ambigua di 
nazione nel fat- to che essa, una volta raggiunta 
l'identità' ambigua, si trova a non poter giocare 
ambiguamente alternative diverse alla collocazione 
all'interno del mercato del capitale globale. 

Continua infatti dicendo: 

“In mancanza di riferimenti alternativi, il 
rapporto ad altro, che definisce l'idea dì nazione, in 
astratto si interiorizza - in concreto si degrada, di- 
mentica ogni riferimento universale, scivola dolce- 
mente nello sciovinismo e nel razzismo. (...) La 
forma dialettica della definizione dei concetto di 
nazione, in mancanza di alternative all'universalita' 
capitalistica, si rinvigorisce solo nella ferocia 
dell'opposizione al vicino. " 


Wallerstein riconosce una contradditorietà' nella 
terminologia della dottrina universalistica, in essa 
riscontra una serie di esempi linguistici che rive- 
lano una tensione di fondo tra la leggittimazione 
ideologica dell'universalismo e la realta', sia mate- 
riale che ideologica, del razzismo del sessismo. 

Afferma Wallerstein: 

“Nei sistemi storici precedenti era piu' fa- 
cile essere coerenti (...) questi sistemi non avevano 
esitazioni a effettuare una certa distinzione morale 
e politica tra un membro interno al gruppo e uno ad 
esso estraneo (...) anche te tre religioni monotei- 
stiche facevano questo tipo dì distinzione tra 
membri interni ed esterni." 


32 



Vengono individuati due approcci che spiegano 
l’origine dell'universalismo come ideologia de! no- 
stro sistema storico; 

- considerare l'universalismo come culmine della 
tradizione intellettuale precedente; 

- universalismo come ideologia appropriata a 
un'economia-mondo capitalistica. 

Nel primo caso ci si rivolge alle tre grandi religioni 
monoteistiche, col passaggio dalla credenza di un 
dio tribale al Dio Unico, questa unicità' divina NON 
ha imposto un analoga credenza deH'"unicita' 
umana"; l'ebraismo rivendica privilegi come 
"popolo eletto"...rislam e il cristianesimo richiedono 
condotte ed atti formali di conversione per poter 
accedere al "regno di Dio"... 

Se prendiamo in considerazione il secondo ap- 
proccio (che non e' antitetico al primo!) ecco che ci 
spieghiamo quanto questo universalismo sia stato 
funzionale e quindi incentivato dall'economia- 
mondo capitalistica, che altro non e' che un si- 
stema costruito sull'accumulazione incessante di 
capitale. 

Le merci circolano nel mondo, maggiore e' la 
"liberta'" di circolazione, maggiore e' il grado di 
mercificazione. 

Quindi tutto ciò' che impedisce, limita, il flusso e' 
controproducente, i differenzialismi che mettono in 
discussione il sistema globale devono essere 
schiacciati! Deve vigere un'ideologia universali- 
stica. 

Uno dei baluardi borghesi dell'ideologia universali- 
stica riguarda il concetto di "valore meritocratico", 
qui pero' ci si e'trovati di fronte ai paradosso che il 
privilegio acquisito per "eredita'" e' stato storica- 
mente considerato con minor astio rispetto al pri- 
vilegio "meritocratico" (detto in soldonì: si odia di 
piu' chi vanta "capacita' superiori", "istruzione 
superiore" ecc... rispetto a chi per "fortuna", 
"fatalità'", "sangue nobile" o quant'altro di "mistico" 
si e' trovato ad "ereditare" il privilegio...) 

quindi, secondo Wallerstein: 

"Il sistema meritocratico e' politicamente 
uno dei sistemi politici meno stabili. Ed e' proprio 
per questa fragilità' politica che entrano in gioco 
razzismo e sessismo." 

Continuiamo a vedere "Universalismo", 
"Occidente", "Razza", "Identità'"... come compo- 
nenti non contraddittorie tra loro; ma tutte indi- 
spensabili all'economia globale. 

Con grnade chiarezza Wallerstein sentenzia: 

"Un sistema capitalistico in espansione (...) 
richiede tutta la forza lavoro di cui può' disporre, 
dato die il lavoro produce i beni tramite i quali si 


produce, si realizza e si accumula piu' capitale. 
L'espulsione dal sistema e' allora insensata. Ma se 
si vuole massimizzare l'accomulazione del capitale, 
e' necessario contemporaneamente minimizzare i 
costi del disordine politico (di conseguenza mini- 
mizzare - e non eliminare, perche' non e' possibile 
- le proteste della forza lavoro), il razzismo e' la 
formula magica che concilia tutti questi obiettivi." 

Il razzismo di cui parla Wallerstein può' essere 
sostituito col termine "Differenzialismo Identitarie", 
chiamiamolo come vogliao, ma "costui" nel suo 
essere "chiuso-internamente" ma sempre suscet- 
tibile di modificazioni imposte dalla fabbrica del 
consenso, permette di epandere o contrarre, in 
base alle necessita' del capitale, il numero di co- 
loro che sono disponibili per i salari piu' bassi e per 
i ruoli meno gratificanti. 


" Origina e ricerca costantemente comu- 
nità' sociali che socializzano i bambini verso 
l'assunzione di ruoli adeguati (...) procura una base 
non meritocratica per giustificare la diseguaglianza 
(...) E' proprio per il suo essere in teoria antiuni- 
versalistica che il razzismo aiuta a mantenere il 
capitalismo come sistema.” 

in definitiva quello che l'Occidente 
"onnicomprensivo" ha seminato e imposto (e in 
questo "unito" tutto il mondo) e' la logica perversa 
del differenzialismo identitario, questa mitologia 
dell'appartenenza tende inevitabilmente alla can- 
cellazione dell'identità'. 

L'economia-mondo, il suo economicismo imma- 
nente si esprime nella sua proiezione culturale che 
e' il razzismo; esso "unifica dividendo". 

Non e' piu' distinguibile il materiale 
dall'immateriale; e' neH'industha culturale che le 
moderne comunicazioni di massa si avvalgono di 
razzismo di fore, e' tramite questi mezzi che 
l'Occidente omologa autoritariamente (omologa nel 
rendere comuni le logiche particolariste, separati- 
ste, chiuse...). 

L'orrore per un "meticciato" che inevitabilmente 
andrebbe a scontrarsi con la "semplicità'", la su- 
perficialità', l'indifferenziazione che sono le basi del 
controllo economico tecnologico, il culto negativo 
delle differenze aperte all'andare in contro e al di- 
venire altro, non e' che l'aspetto astratto, teorico di 
quella prassi autoritaria, gerarchica e necessaria 
alla divisione intemazionale del lavoro imposta dal 
capitale. 


33 



Diamo un occhiata a due "fenomeni" interessanti a 
proposito di "comunità'" piu' o meno chiuse, di ri- 
cerca d'identità', di opposizione all'esistente tra- 
mite un "mitico ritorno ai valori tradizionali"... 

Il "caso-algerino". Storicamente si sono avuti 
processi di identificazione necessari al fine di 
"rompere" col dominio coloniale; il problema si e' 
poi posto nel "superamento" di tale identità' per 
andare "oltre" (la rivolta cubana ha saputo diven- 
tare da rivoluzione nazionale anti-colonialista a 
rivoluzione antimperialista-anticapitalista in una 
forma particolare di "sentimento di orgoglio na- 
zionale" e di "internazionalismo", altri casi hanno 
avuto "eno fortuna"). 

Nell'insurrezione algerina contro i colonialisti fran- 
cesi ha avuto un ruolo importante il processo di 
identificazione araba come collante popolare anti- 
occidentale. 

Il rifiuto dell'Occidente, dei suoi valori, e' stato for- 
temente aiutato dal sentirsi storicamente ed 
"etnicamente" diversi, altro. 

Una volta cacciato l'invasore occidentale, ci si e' 
trovati di fronte ad un bivio; creare una società' 
fondata suH'antioccidentalita' (ritorno all'IsIam) o 
una società' che prendesse dall'Occidente e dalla 
tradizione quanto di "meglio" esse avevano pro- 
dotto. 

In quel dato contesto internazionale, l'FLN andato 
al potere tento' di seguire la seconda strada, 
prendendo magari dall'occidente qualcosa in piu' 
dalla sua componente "orientale". 

Al di la' dei problemi che hanno portato oggi al fal- 
limento della politica del FLN, interessa ora os- 
servare l'evoluzione algerina degli ultimi anni, 
l'ascesa del "fondamentalismo islamico", del FIS, 
comporta alcune riflessioni. 

Partendo da oggettive condizioni di impoverimento 
della popolazione, il FIS si e' posto come unica 
alternativa credibile all'Occidente. 

Durante il massacro del Golfo, uno studente alge- 
rino intervistato durante una manifestazione indetta 
dal FIS, affermava che dopo il fallimento della poli- 
tica capitalista e dopo la caduta del “socialismo" 
non restava altra alternativa per le masse arabe 
che il mitico "IsIam". 

Fondamentalismo islamico, dunque, come alterna- 
tiva all'Occidente. 

Basta pero' leggere i programmi di questi gruppi 
islamici per rendersi conto che pure essi NON 
ESCONO DALL'OCCIDENTE. 

11 FIS proclama apertamente e chiaramente la 
NECESSITA' DELL'ECONOMIA DI MERCATO, 
l'Iran komeinista (o post-komeinista) non ha rotto 
col capitalismo (...ALTRO CHE "LA RIVOLUZIONE 
ANIMPERIALISTA PASSA ANCHE DALLE MANI 
DEI RELIGIOSI ISLAMICI... COME DA "NOI" SI 


LEGGEVA SULLE RIVISTE DI ESTREMA 
SINISTRA DI QUEGLI ANNI!), leggiamo piuttosto I 
comunicati delle componenti anticapitaliste 
iraniane (quel che ne rimane dopo lo sterminio...) e 
capiremo quanto "l'IsIam realizzato" non sia per 
nulla in alternativa al capitalismo. 

Una volta evidenziata la subalternità' "dell'lsalm- 
reale" all'economia globale capitalista, dobbiamo 
riconoscere che quel che comunque ha fatto presa 
nell'Immaginario collettivo algerino e' stato il ve- 
dere, nonostante tutto, il FIS come unica alterna- 
tiva alla miseria dell'Occidente. 

In un interessante documento filmato di 
Pontecorvo che ritorna, a tanti anni di distanza 
dalla mitica "Battaglia di Algeri", in quel paese, 
sentiamo impressionanti testimonianze di donne, 
molte giovanissime, che rifiutano l'esistente tor- 
nando alla "tradizione islamica", al velo. 
Rivendicano il valore della verginità' (!) come 
massima chiusura identitaria ai valori occidentali. 
Sentire tali affermazioni inun paese ove il femmi- 
nismo aveva raggiunto livelli di coscienza tra le 
donne impensabili per un "paese arabo", fa rizzare 
i capelli. 

Paradossalmente il massimo del femminismo se- 
paratista coincide con il ritorno alla verginità' eti- 
camente voluta! 

Il cancro dell'identitarismo separatista porta in 
Algeria, da una parte a rifiutare il capitalismo per 
un IsIam funzionale ad esso stesso (...una società' 
riframmentata con valori "naturali", "religiosi" o 
quant'altro di astratto al fine di rendere piu' fun- 
zionale la divisione del lavoro e della classe) e 
dall'altra a rifiutare, da parte delle donne, ti ruolo di 
"oggetto" per poi autorinchiudersi dietro a un velo 
al servizio del marito-padrone-assoluto tra le mura 
domestiche! 


"Si tratta di stabilire piuttosto se e come 
inventeremo sistemi nuovi che non utilizzeranno 
ne' l'ideologia dello universalismo ne' quella del 
razismo-sessismo. E' il nostro compito realizabile 
sebbene la sua realizzazione non sia certo ne' 
inevitabile ne' automatica. " 

A partire da queste affermazioni di Wallerstein, 
cerchiamo di scorgere il nocciolo del problema e, al 
limite, di risolverlo. 

"Da un punto di vista molecolare ogni ten- 
tativo di unificazione ideologica e' un'operazione 
assurda e reazionaria (...) L'ideologia divide, uni- 
fica solo in apparenza. L'essenziale e', a! contrario, 
che ogni movimento si riveli capace di scatenare 


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rivoluzioni molecolari irreversibili e di assodarsi in 
lotte molari limitate o illimitate (solo l'analisi e la 
critica collettiva possono deciderlo) sul terreno po- 
litico, sindacale...^ 

(Negri-Guattari, Le verità' nomadi. Per nuovi spazi 
di liberta') 

Essere nomadi, continuamente irreperibili, attra- 
versare le identità' create e imposte dal potere, 
passare attraverso tutte queste senza identificarsi 
mai in alcuna di esse, girarle tutte, essere in tutte 
ma sempre contro di esse, sabotarle, minarle, 
far nascere nuove tendenze di comunità', non le- 
gate alla prossimità' tradizionale ma alla contiguità' 
di traettorie mobili e nomadi, dare ascolto alle 
"macchine desideranti", deterritorializzare, fuggire 
dalia faiglia, dalia nazionalità', dall'etnia, dalia tra- 
dizione, orientati verso una creazione allargata, 
creare contiguità' politiche nuove e comunicanti; in 
sostanza liberatrici! 

"...Il reale svuota l'ideale, la logica della interna- 
zionalizzazione si strappa alla rigidità' statistica dei 
processi di mondializzazione, per ricomporsi nei 
corpi degli uomini, nella “diaspora" necessaria, 
nell'assimilazione di tutti con tutti, nel meticdato 
(...) cosi' si costruisce un nuovo universede: uni- 
versale concreto, in cui la contiguità' di corpi di- 
versi diventa una nuova identità '...“ 

(Negri, da "il manifesto" del 20/1 1/1991) 

Il vuoto caotico di universalità' rischia di venire 
riempito da tendenze fascisteggianti (...come già' 
accade nell'Est europeo) se non facciamo del me- 
ticciato un fine. 

La differenza non deve essere negata, deve es- 
sere trasformata e amplita al massimo, resa dina- 
mica, intesa come un divenire altro da noi. 
Dobbiamo "mescolarci' in modo da ottenere "figli" 
meticci, soltanto creando un meticdato che non 
può' piu' rivendicare un "mitica identità'", produr- 
remo i presupposti per un futuro diverso che ci 
appartenga. 

Se proprio vogliamo continuare a dare di noi 
un'immagine identitaria, mettiamo un dito davanti 
alla cana del fucile, come nei cartoni animati, e 
facciamo esplodere il tutto in faccia a che preme il 
grilletto: 

SONO UN NEGRO, ATEO, EBREO, COMUNISTA, 
OMOSSESSUALE, direbbe W.AIIen, e quant'altro il 
potere odia; rivendicarsi tali e scoppiargli in faccia! 
Ma ricordiamo: per "creare" occorre anche 
"distruggere" (e viceversa!). 


BIBLIOGRAFIA CONSULTATA: 


Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 
Feltrinelli90 

Jean Baudrillard, la trasparenza del male, Sugarco 

1990 

Dick Hebdige, Sottocultura, il fascino di uno stile 
innaturale, Costa & Nolan, 1991 

Jacques Derrida, Oggi l'Europa, Garzanti 1991 

Guy Debord, La società' dello spettacolo e 
Commentari sulla società' dello spettacolo, 
SugarCo 1991 

E. Balibar-I.Wallerstein, Razza nazione classe. Le 
identità' ambigue. Edizioni Associate 1991 

A.Negri-F.Guattari, Le verità' nomadi. Per nuovi 
spazi di 

liberta'. Pellicani 1989 

Alberto Asor Rosa, Furoi dall'Occidente, Einaudi 
1992 

Roland Barthes, Miti oggi, Einaudi 1 974 

Pontecorvo, Pontecorvo torna ad Algeri, docu- 
mentario video, 

RAI DUE 1992 

AAW, Internationale Situationiste. La critica del 
linguaggio 

come linguaggio della critica, Nautilus 1992 

F. Berardi, Poitiche della mutazione, A/TRAVERSO 

1991 

...articoli, interviste, e materiali vari tratti dal dibat- 
tito vivo in corso nei movimenti antagonisti 


G.H. giugno 1992 
presso il CDA di MODENA 


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ECN MILANO 7/ 09/ 1992 


KALENDAR.TXT 


martedi' 8 settembre C.S. Leoncavallo 

Festa con SALENTO POSSE 

sabato 19 settembre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: CHILI CONFETTI (Berlin) 
TESTERS 
HIRN! 

domenica 20 settembre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: CITIZEN FISH (G.B.) 

venerdì' 25 settembre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: FREI GANG (Berlin) 

sabato 26 settembre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: FRATELLI DI SOLEDAD 
PERSIANA JONES E LE TAPPARELLE MALEDETTE 

venerdì' 2 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: DAVE ELDER (folk blues - USA) 

sabato 3 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: BURNING HEADS (Orleans - Fr.) 
THOMPSON ROLLETS 

venerdì' 9 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: INTIFADA 

sabato 17 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: YOUTH BRIGADE (Usa) 

sabato 24 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: LETHAL GOSPEL (Usa) 

sabato 31 ottobre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: AGENT '86 (Usa) 
PUNISHMENT PARK 

sabato 7 novembre C.S. Leoncavallo 

CONCERTO: NICOTINE SPYRAL SURFERS 


F.i.P. MI Leoncavallo - 7/9/92